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di Raffaele Mastrolonardo


Non sempre quello che piace ai critici piace al pubblico. A Mark Zuckerberg non resta che aggrapparsi a questa speranza in vista di venerdì prossimo, giorno in cui è prevista l'uscita di The social network, il film che racconta la sua storia e che lo dipinge in modo non certo favorevole. La pellicola, infatti, ha già incontrato il consenso largo dei recensori che, senza distinzione di testata, l'hanno incensata a piene mani. Una valanga di apprezzamenti che ha fatto sì che su siti come Rotten Tomatoes () o Metacritic, specializzati in raccolta di recensioni, la pellicola abbia ottenuto il massimo dei voti o quasi: 100 su 100 su Rotten Tomatoes, 99 su cento su MetaCritic. A furia di pareri entusiastici il lungometraggio di David Fincher ha finito per piazzarsi - almeno dopo la prima ondata di critiche seguire all'anteprima di venerdì scorso - tra i film meglio recensiti di tutti i tempi, subito alle spalle di pietre miliari della storia cinematrografica come Lawrence d'Arabia, il Padrino o Fanny e Alexander.

A Zuckerberg e a Facebook, che non hanno mai fatto mistero di non gradire il modo in cui il film ha trattato le loro vicende, non resta ora che aggrapparsi alla frequente divaricazione tra il giudizio degli spettatori e quello degli esperti. Se si ci ferma al parere di questi infatti, il successo al botteghino non potrebbe essere più scontato.

Secondo il bi-mestrale Rolling Stone, per esempio, The Social Network è un "film energetico al massimo con un serbatoio pieno di benzina creativa che romba dall'inizio alla fine (e pure nel mezzo)". Per il sofisticato The New Yorker, il lungometraggio diretto da Fincher è "brillantemente avvincente ed emotivamente contorcente". Il risultato finale, dice il settimanale, "è un film assolutamente emblematico del suo luogo e del suo spazio" in grado di dire essere "profondamente penetrante su questioni come la classe, i comportamenti, l'etica e lo svuotamento del sé che accompagna l'assorbimento nel suo lavoro da parte di un genio".

Soddisfatto anche il New York Times, secondo il quale il film "ha la velocità di un thriller, ma di uno in cui a scoppiare sono le idee, le parole e i conti in banca e non le macchine". The Social network tiene insieme la "storia contemporanea su una nuova elite" e "una narrazione più antica e familiare di ambizione in cui Mark, invece di scoprire il suo autentico sé, costruisce un database, trasformando la sua vita - e la nostra - in zero e uno, cosa che rende il film anche una storia sull'animo umano".

Ma il complimento più acceso arriva dalla rivista Time () quando parla del duo Fincher-Sorkin, regista e sceneggiatore di The Social Network, arriva a dire che "quasi nessuno al giorno d'oggi fa film meglio di loro". "Questo - conclude il recensore - è un film dall'alto quoziente intellettivo (Qi) che aumenta il Qi degli spettatori".

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