di Fabrizio Basso

Definirla un'avventura musicale è riduttivo. E' un viaggio mitologico nelle viscere di una città. Di un mondo. John Turturro, per i partenopei Giuà, con la sua Passione ha scavato Napoli. E ne ha tirato fuori voci, suoni, melodie dimenticate. Ha avuto l'arguzia di abbattere gli stereotipi: non ci sono tracce di pizza, mandolini e pummarò. L'ha respirata Napoli e ci ha infiliato le mani a fondo, come un contadino fa nella sua terra. Ne sono germogliati circa novanta minuti deliziosi, magici, seducenti. La comprensione è aiutata dai sottotitoli. Ma è uno scrupolo di Giuà, perché le vibrazioni che escono dalla pellicola parlano un linguaggio universale. Mister Turturro, che abbiamo incontrato a Milano, ha lavorato due anni a questo progetto. Ha ascoltato musica partenopea per ore, giorni, mesi. Quella ritmica e quella melodica. Ci sono Caruso e Raiz, Peppe Barra e Lina Sastri, James Senese e Fausto Cigliano. Lui ha papà pugliese e mamma siciliana. Quindi la passione del Sud gli attraversa il corpo. E poi ama la musica.

Viscerale la sua passione per la musica.
La amo da sempre.
Quando è nato questo progetto?
Me ne hanno accennato mentre lavoravo a Romance & Cigarettes. Quando ho deciso di accettare mi ci sono dedicato a tempo pieno. Mi sono serviti due anni per conoscere la musica napoletana. E devo ringraziare per questo il suo collega del Mattino di Napoli Federico Vacalebre che mi ha fatto da tutor.
Però il primo a guidarla a Napoli è stato Francesco Rosi.
Mi ha fatto conoscore libri, scrittori e anche Eduardo De Filippo. Era con me in sala di montaggio. Con lui, a metà anni Novanta, feci La Tregua, tratto dal romanzo di Primo Levi: una esperienza fondamentale per me.
La scelta delle canzoni?
Complicata. Tutti sono importanti per la musica napoletana. Per me era importante non avere pregiudizi o vincoli.
Tammuriata nera non è proprio una delle più diffuse.
Fuori dall'Italia la conoscono in pochi. Straordinaria la versione di Peppe Barra con Max Casella e M'Barka Ben Taleb. Per altro Peppe lo conoscevo già per la sua militanza in un altro gruppo che adoro, la Nuova Compagnia di Canto Popolare.
C'è anche Mina che canta Carmela.
Uno dei pochi brani che non abbiamo riarrangiato. Era perfetto così. Ma ci sono altre scoperte. Lavorando al film mi sono appassionato ai Spakka-Neapolis che cantano Vesuvio. Oggi ci avrei inserito altri artisti, tra cui Eugenio Bennato che ho coinvolto solo in due arrangiamenti.
Dove ha pescato Canto delle Lavandaie del Vomero?
E' il brano più anticio della musica napoletana. Le riprese le abbiamo fate al vecchio acquedotto romano di Pozzuoli. Tempo brutto, grandi attese. Grazie San Gennaro.
Come ha scelto i luoghi delle riprese?
Alcuni perché certe canzoni non potevano che essere suonate lì, altri per contrasto.
Ha trasformato molti cantanti in attori.
Tanti lo sono di loro. La coppia Misia-Servillo sembra collaudata e invece era la prima volta che lavorava insieme.
Con Fiorello ha fatto Caravan Petrol.
Ci eravamo conosciuti nel suo programma radiofonico ai tempi di Romance & Cigarettes. Ho assistito a due suoi spettacoli. Era nello spirito di Carosone. Abbiamo registrato in una solfatara, proprio per questo è in playback. Lui aveva paura dell'asino e io glio ho dovuto spiegare come montarlo. E' molto rapido nel capire come fare un lavoro, se volesse potrebbe fare molti più film.
Le piace essere chiamato Giuà?
Certo. E' segno di una bella e ricca collaborazione. E di amicizia.

John Turturro ha fatto davero una grande opera con Passione - Un'avventura Musicale. Ad accompagnare le musiche ci sono immagini d'epoca, immagini recenti. Volti di scugnizzi sdentati e sorridenti. Ci sono gli americani che liberano Napoli durante l'ultima guerra mondiale. C'è la città di oggi cannibalizzata dal suo traffico. Ma soprattutto c'è una contagiosa allegria. Ci sono i mille colori cantati da Pino Daniele. E di 'sti tempi è merce rara e preziosa.