di Massimo Vallorani

Le foto del film

Può un supereroe della scuderia Marvel assomigliare a un personaggio del teatro shakespeariano? Sì, se dietro la regia del film "Thor" (dal 27 aprile in 600 sale distribuito dalla Universal) c'è la mano esperta di Kenneth Branagh, un regista che nella sua vita ha sempre avuto dimestichezza con le opere del più grande drammaturgo inglese.

Diciamo subito che la contaminazione voluta dal regista non era impresa facile ma visti i risultati scaturiti dal film potremmo dire che l'operazione si può dire in buona parte riuscita. Certo, il film non sfugge alla logica di essere comunque un blockbuster, fatto per incassare al botteghino: quindi largo a effetti speciali, spazio al 3D, ricostruzioni della maggior parte delle ambientazioni (della città di Asgard, per esempio) tutte fatte attraverso la computer grafica. A questo va aggiunto anche un cast a dir poco stellare: dal richiestissimo Chris Hemsworth, (già capitano dell'astronave Entrerprise nell'ultimo Star Trek di J.J. Abrams) ai premi oscar Natalie Portman e Anthony Hopkins A tutto ciò, Branagh ha voluto dare un suo tocco personalissimo, senza mai stravolgere l'essenza del fumetto creato dal padre fondatore della Marvel, Stan Lee che si ispirò nel 1962 alle saghe nordiche dei vichinghi. Branagh tratta Thor come un vero personaggio da tragedia che al di là dei muscoli, del carattere collerico e della tracotanza giovanile riesce ad avere quelle caratteristiche tipiche di ogni eroe squisitamente classico: forza, abilità nella guerra, coraggio, furbizia, pietas, capacità di capire gli errori commessi, rispetto e amore per il padre Odino, sovrano di Asgard e custode della pace.

E', insomma, un Dio capace di scatenare tuoni e fulmini dal suo mitico martello ma anche di amare una donna mortale fragile e sperduta, di non odiare il fratello Loki che ha sempre tramato contro di lui. Ed è proprio dalla rivalità tra Thor e Loki che il film prende corpo e spessore. Qui le caratteristiche shakespeariane si fanno più evidenti. Ecco allora la gelosia di Loki, novello Jago, le sue trame oscure per impadronirsi del potere, gli inganni per screditare il fratello agli occhi del Padre Odino. E quel desiderio inconscio e irrazionale di frasi mare del padre degli Dei, di più con più forza, in maniera esclusiva e totalizzante.

Non sappiamo se questi sintesi di due generi così diversi tra loro riuscirà a convincere il pubblico. Tuttavia lo sforzo di creare qualcosa di nuovo (o di antico, dipende dai punti di vista) è sicuramente apprezzabile e degno di una visione scevra da ogni pregiudizio.