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Tra fantascienza e realtà arriva Super 8 di J.J. Abrams che indaga sulla stagione dei 13, 14 anni "quando sei in una fase intermedia tra bambino e adulto: capisci qualcosa di te ma non sai ancora cosa farai". Il regista confessa che a quell'età si sentiva un outsider: "C'erano inseguimenti e battaglie nel film che facevo da bambino, erano ridicoli ma servivano per testare effetti speciali. Ne L'Attico avevo trasformato mia madre in un mostro. Lo facevo, insieme agli amici, per dare un senso alle nostre vite, per poter scrivere e costruire oggetti".

Il legame con Steven Spielberg si vede anche attraverso temi comuni della vita, quali la figura del padre e le origini ebraiche: "Il tema del padre è presente in Super 8. A me interessava vedere cosa accade a un figlio unico quando manca la figura della madre. Sono cresciuto a Los Angeles e ho partecipato a molte ricorrenze ebraiche senza alcun problema. So invece che Spielberg veniva spesso emarginato a causa delle sue origini".

L'infanzia è una qualità universale, anche i più vecchi si sentono ancora bambini da qualche parte: "Per altro l'innocenza del bambini è il vero tema della pellicola. Non sono gli alieni il centro della narrazione, loro sono una metafora di quello che sente il ragazzo, della sua crescita, della perdita della madre. Super 8 parla di come essere felici nonostante le tragedie".