di Marco Agustoni

Come tutti i grandi eventi storici, l’attentato alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001 ha segnato profondamente l’inconscio collettivo, ponendo così la necessità di essere rielaborato attraverso produzioni culturali che ne mediassero il significato. Già a breve distanza dal tragico accadimento, quindi, cineasti statunitensi e del globo intero si sono cimentati con l’impresa di imprimere su pellicola – attraverso documentari, ricostruzioni fedeli o storie romanzate – i fatti della giornata che sconvolse il mondo occidentale, impedendo così che il 9/11 diventasse una sorta di tabù, un episodio rimosso di cui non parlare.

Tra le prime opere ad affrontare il tema ci fu la pellicola collettiva 11 settembre 2001, di cui il titolo originale 11’09”01 esplica in maniera esaustiva le premesse di fondo: undici filmmaker di altrettante nazioni diverse firmano ognuno un cortometraggio della durata esatta di undici minuti, nove secondi e un fotogramma, che tutti assieme formano un affresco di punti di vista sull’argomento, trattato in maniera più o meno diretta a seconda delle scelte dei singoli. Tra i talenti impegnati in quest’impresa, troviamo nomi noti come Ken Loach, Claude Lelouch, Alejandro Gonzalez Iñarritu e Sean Penn.



Un altro grande regista che cercò di raccontare a modo suo la vicenda delle Torri Gemelle fu Oliver Stone con World Trade Center, un film del 2006 su due eroici poliziotti (di cui uno è interpretato da Nicolas Cage) che rimangono intrappolati all’interno di una delle torri dopo l’attentato. In United 93, invece, Paul Greengrass si focalizza sugli eventi che portarono il quarto aereo dirottato l’11 settembre a schiantarsi al suolo senza arrivare a colpire il bersaglio, grazie al coraggio dei passeggeri e dei membri dell’equipaggio che si ribellarono ai loro rapitori.



Molti documentari televisivi hanno tentato, negli anni, di ricostruire i fatti dell’11 settembre. Ma i loro corrispettivi cinematografici si sono focalizzati per lo più sul tentativo di confutare la versione ufficiale sull’attentato, cercando di fare luce su alcuni punti oscuri della vicenda. Il più noto è Fahrenheit 9/11, del combattivo regista canadese Michael Moore, che si impegnò a sottolineare i presunti legami nascosti tra l’allora presidente degli Stati Uniti George W. Bush e la famiglia di Osama Bin Laden, la mente dietro l’attentato. Moore ricevette addirittura la Palma d’oro di Cannes, ma fu anche criticato per la presunta faziosità della sua opera: a ripercorrerne le incongruenze è un altro documentario, intitolato Fahrenhype 9/11. A mettere in dubbio la ricostruzione del governo americano furono anche Loose Change 9/11: An American Coup e i documentari italiani Zero – Inchiesta sull’11 settembre e 11 settembre, inganno globale. Ma è probabile che le pellicole sopra citate non saranno le uniche su questo spinoso argomento, che è ben lungi dall'essersi esaurito e verrà con ogni probabilità riportato su grande schermo negli anni venturi.