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di Paolo Nizza


"La scuola è luogo di formazione e di educazione mediante lo studio, l'acquisizione delle conoscenze e lo sviluppo della coscienza critica”, recita lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti della Repubblica (art. 1 comma 1.)
Certo, il cinema italiano non pare in sintonia con queste nobili parole. Le numerose pellicole nostrane dedicate all’istituzione scolastica sembrano, invece, figlie della battuta di Leo Longanesi: “Tutto ciò che non so l’ho imparato a scuola”, o dell’aforisma di Tolstoi: “La scuola è un nido di rivalità accanite.”
Per i registi di casa nostra la situazione scolastica italiana è grave, ma non seria. Quindi le pellicole italiane ambientate tra aule, cattedre e banchi sono soprattutto commedie. In stile "Telefoni bianchi" come Maddalena zero in condotta di Vittorio De Sica, oppure neorealiste come Mio figlio Professore di Renato Castellani. 
E le risate si fanno più fragorose e breve soprattutto se c’è Totò davanti a una commissione d’esame (Totò e i re di Roma) o nei panni di un supplente (Letto a tre piazze).



Con l'arrivo del Boom, la vita si fa dolce per alcuni e agra per altri. Cambia il comune senso del pudore e Marco Ferreri in Controsesso (1963) ci offre il sardonico ritratto di un professore feticista e sessualmente represso. Ma dieci anni dopo la scuola si trasforma in "culla di tutti i vizi e dell'immoralità", per usare le parole di Henry Fielding. All'appello rispondono insegnanti che ballano con tutta la classe,  ripetenti che fanno l'occhietto al preside, professoresse di scienze naturali e allegre supplenti. Gloria Guida, Edwige Fenech, Nadia Cassini, Anna Maria Rizzoli, Lilli Carati, Lino Banfi e Alvaro Vitali salgono in cattedra. La lezione muta in ricreazione.



Ma negli anni Settanta, i Porci hanno anche le ali, al pari del film tratto dal romanzo di Lidia Ravera. Gli alievi si fanno compagni. Il programma prevede la contestazione generale. Nella classi si studia la rivoluzione. Però Federico Fellini ripassa il tempo perduto. Con Amarcord, il maestro riminese istituisce un corpo docenti da antologia. Nanni Moretti, invece, in Ecce Bombo porta alla Maturità Alvaro Rissa, l'ineffabile poeta-fricchettone. Con buona pace di trent'anni di malgoverno democristiano.



Con gli anni 80 Moretti cambia registro. In Bianca, Michele Apicella insegna matematica al liceo Marilyn Monroe, tra flipper, juboxe e la foto di Dino Zoff appesa al posto del crocefissso. Ma i suoi studenti sono spietati e piuttosto che entrare in banca si ammazzerebbero. Anche gli alunni dell'istituto tecnico in cui è ambientata La scuola di Daniele Lucchetti non sono certo i primi della classe. Il  compito degli insegnanti è ostico. Gli errori sono da matita blu. Quelli invece compiuti dai liceali di Come te nessuno mai, sono da matita rossa. Con contorno di pariolini, bee boy e chi ne ha più ne metta.



In occasione del terzo millennio, si torna tutti a scuola. C'è chi lo fa malvolentieri come il proff. Sergio Castellito di Caterina va in città. Ma soprattutto si promuovono a pieni voti le notti prima degli esami. Mentre Raf canta Cosa resterà degli anni 80, il professore boccia (o almeno vorrebbe), mentre l'amore sboccia. Tre metri sopra il cielo, invece, detta le regole Moccia. Alla scuola Santa Giuliana Falconieri si scrutina l'amore adolescente, declinato da un esercito di lucchetti.



Certo, se si passa dai licei agli istituti, l'equazione cambia. In La scuola è finita di Valerio Jalongo ci si esercita alla playstation, più che sui libri. La materia più studiata (sottobanco) è l'Mdma. L' estasi non è quella dei santi. Meglio quindi ripassare gli anni '80 e imparare memoria Born to be alive di Patrick Hernandez. Sicché, nel segno di repetita juvant, Immaturi si diverte a interrogare un gruppo di quasi quarantenni. Tutta colpa del ministero della Pubblica Istruzione che ha annullato i risultati della maturità di un liceo romano. Insomma, anche sul grande schermo gli esami non finiscono mai. E in attesa che esca nelle sale Il rosso e il blu di Giuseppe Piccioni, con Riccardo Scamarcio supplente al primo incarico e Margherita Buy burbera preside, ci si può consolare con le parole di Mark Twain. "Ho fatto in modo che la scuola non interferisse con la mia istruzione."