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Una Chiesa in disuso che viene smontata a pezzi, a cui viene tolto il Crocifisso sotto gli occhi del parroco, per essere definitivamente chiusa. A riaprirla, dopo qualche giorno, sono un gruppo di immigrati che la vanno ad occupare, o meglio a trovare un riparo. È l'inizio della storia e, al tempo stesso, la vera metafora del film "Il villaggio di cartone" che il maestro Ermanno Olmi ha presentato in anteprima, fuori concorso, al Festival del Cinema di Venezia. "Se non apriamo le nostre case, compresa la casa più intima, che è il nostro animo, siamo solo uomini di cartone", ha detto l'ottantenne regista alla presentazione della pellicola.

Ma la cosa più forte Olmi la dice ai microfoni di Sky Cine News quando afferma che " se c'è una persona in difficoltà che ha bisogno d'aiuto, io trasgredisco le regole dello Stato. E se lo Stato mi dovesse rimproverare perché non ho rispettato le regole, io non mi riconoscerei più in questo Stato e direi che mi vergogno che questo venga a punirmi perché io trasgredisco un ordine per fare del bene" Il film, interpretato da Michael Lonsdale, Rutger Hauer, Alessandro Haber, Massimo De Francovich, Elhadji Ibrahima Faye, è il quarto che viene presentato nella rassegna veneziana in cui viene affrontato il tema dell'immigrazione insieme a Terraferma di Crialese, Cose dell'altro mondo di Paterno e Io sono Li di Andrea Segre.

Il film, sarà nelle sale a partire dal prossimo 7 ottobre.