Demoni al cinema: Guarda la fotogallery

di Paolo Nizza

Sono passati quasi due secoli da quando Faust sognava di governare il tempo con l’imperioso: “Fermati attimo, sei bello.” E almeno sul grande schermo le parole dello scienziato tedesco si sono avverate.  Sin dagli albori, il cinema ha fissato su pellicola i momenti più sublimi dell’opera a cui Goethe dedicò gran parte della sua vita.  Già Melies nel 1903 con La Damnation de Faust trasfigurava in fotogrammi il patto con il diavolo stipulato dal medico teologo in cambio di un fuggevole istante di impareggiabile bellezza.
Certo, il silent movie più noto resta il Faust di Murnau datato 1926. Capolavoro espressionista denso di citazoni pittoriche, da Caravaggio a Rembrant. Il film ha in Emil Jannings un sulfureo Mefistofele da antologia, un mastro seductor di “quella  forza che vuole sempre il Male e opera sempre il Bene”.
Più meschino e bigio, il maligno tentatore interpretato da Michel Simon in L a beauté du diable (1949) di Rene Clair. In fondo un povero diavolo, buggerato da Faust e Margherita.



E proprio la fanciulla concupita da Faust è la protagonista di Margherita nella nott e di Claude Autant-Lara (1955). Tuttavia non si tratta delle virginale creatura immaginata da Goethe, ma piuttosto di una lussuriosa chanteuse al soldo di un Belzebù gentleman con il volto di Yves Montand.
La tragedia di Faust si fa invece farsa in Totò al giro d’Italia con Pippo Cosmedin, diavolo veneziano di seconda classe, cui il professor Casamandrei vende l’anima in cambio della maglia rosa e dell’amore della bella Isa Barzizza.



Se Il Dottor Faustu s , ispirato dalla piece di Marlowe, va menzionato soprattytto per la performance di Richard Burton, qui alla sua prima e unica regia, Il mio amico il Diavolo (1967), è invece una scatenata commedia ambientata nella swinging London con un cuoco che vende l’anima a un aristocratico Satanasso e Rachel Welch che sveste i panni della Lussuria. Il film vanta anche un remake, Indiavolato (2000) con una mefistofelica Elizabeth Hurley a ricordarci che il diavolo spesso e volentieri è femmina.



Mentre Mephisto di Istvàn Szabò svela il lato diabolico del potere grazie a un luciferino Klaus Maria Brandauer, virano verso l’orrore Il fantasma del palcoscenico , visionario musical barocco in cui un cantautore vende l’anima per il rock’n’roll, tra citazioni di Dorian Gray, il gobbo di notre dame e Phanton of the Opera , e Faust , orgiastico gore di Brian Yuzna con soundtrack heavy metal e decor sadomaso.



Infine tocca ad Aleksandr Sokurov rileggere il mito di Faust . E Il film si trasforma in una sfida: perché fermare l’attimo se si può andare oltre?.
Come afferma il regista “dopo Hitler , Lenin e Hirohito , Faust conclude la galleria dei grandi giocatori che hanno perso le più importanti partite della loro vita.”  Al pari degli altri personaggi raccontati da Sokurov anche Faust è afflitto da una patologica infelicità quotidiana. E Goethe insegna: “le persone infelici sono pericolose”.