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di Massimo Vallorani

Fantasmi, streghe e case infestate. Nella realtà, nella letteratura e soprattutto nel cinema. Tanti i film horror che hanno come tematica proprio la presenza di ectoplasmi più o meno terrificanti che si divertono a spaventare i nuovi e malcapitati residenti. Anche il cinema italiano ha affrontato il tema delle case infestate da fantasmi e demoniache presenze. Un elenco, più o meno completo di questo particolare genere dei film horror, non che può partire dal quello che viene considerato il maestro di questo genere: Lucio Fulci. Il più prolifico artigiano del cinema italiano ha affrontato il tema della "casa" in un film del 1981 "Quella villa accanto al cimitero", terza e ultima parte della cosiddetta "Trilogia della morte". Nella pellicola ci sono tutti i topoi di questo sottogenere: dalla casa infestata da oscure presenze, al cimitero dall'ambigua governante alla bambina fantasma, fino alla donna senza volto. Non mancano gli stereotipi: loschi figuri sbucano dal nulla quando meno te l'aspetti, rumori inquietanti contribuiscono a creare quell'atmosfera malata che solo le migliori "case stregate" possono avere.

Da un maestro come Lucio Fulci ad un altro gigante dell'horror italiano: Dario Argento. Tra i suoi tanti film ambientati in case spettrali segnaliamo "Inferno" del 1981, secondo capitolo della trilogia che comprende "Suspiria" del 1977 e che precede di quasi trent'anni "La terza madre" del 2007. Nel film le case infernali sono addirittura tre dislocate a Roma, Friburgo e New York. Sono le dimore di Mater Suspiriorum, Mater Lachrimarum e Mater Tenebrarum, tre presenze malvagie il cui unico fine è quello di diffondere nel mondo dolore e morte. Nello specifico di "Inferno", Dario Argento oltre rispolverare tutta la tradizione del cinema fantastico, ricollegandosi al filone delle abitazioni infestate da demoni e spettri aggiunge anche un tocco personalissimo come quello dell'architetto alchimista Varelli che avrebbe disegnato la tremenda casa newyorkese dove si annida la terribile Mater Tenebrarum.



Un'antica villa veneta è, invece, al centro del film di Elio Petri "Un tranquillo posto di campagna", una pellicola del 1968 e che risente fortemente del clima convulso degli anni della contestazione e dell'impronta fortemente politica che il regista dava spesso ai suoi film. La storia del protagonista del film Leonardo Ferri, pittore di gran successo ma in crisi d'ispirazione, sembra più una riflessione sulla solitudine e la schizofrenia dell'uomo moderno di fronte ai meccanismi borghesi che una vicenda legata al soprannaturale. Anche se non mancano gli elementi classici del genere (le stanze della villa risuonano di strani rumori, le porte si chiudono senza che mano le tocchi, gli oggetti cadono da soli), quello che appare più importante per il regista è dar vita da una storia in cui fantasmi e spettri rappresentano più la fuga romantica dell'intellettuale incapace di affrontare positivamente le sfide della quotidianità presente.

Le case infestate hanno affascinato anche Pupi Avati. Il film in questione è "La casa delle finestre che ridono", opera giovanile del regista emiliano e che a più di 30 anni dalla sua uscita è considerato una sorta di pietra miliare nel panorama del cinema di genere italiano, un film a modo suo unico e irripetibile, che ha mostrato alcuni aspetti della paura sotto casa, in casa e immediatamente fuori dalla casa come mai si erano visti prima. Sì perché qui a fare da sfondo alle angosce del protagonista, un restauratore chiamato a riportare alla luce l'affresco di un pittore maledetto morto venti anni prima, non è l'abitazione tradizionale con le sue prevedibili e malvagie sorprese ma è tutta un 'ambientazione "altra" fatta di canali della provincia, di una chiesa solitaria, di case lontane dai centri abitati, di un piccolo borgo silenzioso. E la vera novità del film sta nella sua eloquente solarità. Infatti le scene, anche quelle dove paura e suspense sono più stringenti, sono girate in piena luce.



Dal cinema alla tv e per la precisione con i tanti sceneggiati Rai che hanno spaziato tra dimore misteriose, fantasmi, ambientazioni gotiche, giallo e fantastico. Come per esempio Il segno del comando, film in cinque puntate andato in onda nel 1971 per la regia di Daniele D'Anza che vedeva l'attore Ugo Pagliai nelle vesti di un insegnante d'inglese, innamorato e studioso di Lord Byron che viene a Roma per una conferenza sull'autore, ed è ospite a casa del pittore Marco Tagliaferri, dove incontra la bellissima modella Lucia, interpretata da Carla Gravina. Piccolo dettaglio: sia il pittore che la modella erano morti un secolo prima.

Da Roma alla Sicilia con L'amaro caso della baronessa di Carini, sceneggiato andato in con successo nel 1975. La storia si ispira ad una ballata popolare siciliana che narra di un delitto avvenuto nel '500: il 4 dicembre 1563 la baronessa di Carini, Donna Laura Lanza, moglie di Don Vincenzo La Grua - Talamanca, venne uccisa per motivi di onore dal padre, Don Cesare Lanza.



Infine si può chiudere questa breve rassegna sulle case infestate da spettri anche con attraverso un sorriso spensierato. Come nel film di Paolo Pietrangeli del 1961 Fantasmi a Roma una favola surrealistica costruita su una sceneggiatura brillante e spiritosa co-firmata da uno dei più grandi autori satirici del teatro e della letteratura italiana: Ennio Flaiano. Una commedia fantasy ambientata in un vecchio palazzo romano, piena di trovate comiche eccellenti, di sentimenti semplici e di alcune grandi ma discrete interpretazioni, come quella di Eduardo De Filippo, di Tino Buazzelli, di Sandra Milo, di Vittorio Gassman e di Marcello Mastroianni, che nell'occasione interpreta contemporaneamente tre ruoli diversi.

Piena di divertimento è anche la commedia con Federico Pozzetto La casa stregata del 1982 diretta da Bruno Corbucci. Naturalmente qui il luogo stregato, una vecchia villa sulla Via Appia vicino Roma, non è altro che posto dove la paura è solo un pretesto per ridere e divertirsi.