di Camilla Sernagiotto

Una buona impostazione vocale ce l’hanno già.
Anzi, la loro batte dieci a zero quella del migliore attore che ci sia nei paraggi.

Disinvoltura e dono dell’improvvisazione?
Ne hanno da vendere, abituati come sono a calcare palchi davanti a cui li aspettano centinaia di fan in visibilio.

Sul tavolo degli imputati oggi si siedono i cantanti italiani, ma non quelli che sono soliti interpretare solo un brano, ma una vera e propria parte sul set di un film.

Ci dispiace per Al Bano e Nino D’Angelo, ma loro non possono gareggiare.

Non è questione di doping, ma di diverse categorie: loro sono cantanti-attori, protagonisti di innumerevoli film musicali in cui attaccano a far vocalizzi strappalacrime per almeno l’ottanta per cento della pellicola.

Invece i cantanti che si danno alla recitazione del titolo sono quelli nati come ugole e basta e diventati in qualche occasione eccezionale attori.

Si tratta di una vera e propria tendenza che sta contagiando tutti, anche le Rock Star con la R (e la S) maiuscole come Justin Timberlake e Courtney Love, giusto per fare un esempio, che hanno rispettivamente recitato in blockbuster come The Social Network e Alpha Dog e in film come Sid & Nancy e Larry Flynt - Oltre lo scandalo di Milos Forman.

Eppure anche nel Belpaese, dove tutti siamo un po’ attori nell’anima, non c’è menestrello che non sia stato truccato anche da una make-up artist cinematografica, parola di Cesare Cremonini, ex leader dei Lunapop e ora stimatissima ugola solista che si è prestato senza troppi sforzi sul set de Il cuore grande delle ragazze di Pupi Avati, in uscita venerdì 18 novembre 2011.



Ma non è la sua primissima volta su un set, visto che Cremonini ci era già capitato nel 2002 in occasione delle riprese di Un amore perfetto di Valerio Andrei.

Stessa cosa vale per Pupi Avati: dirigere un cantante non è una novità, avendolo fatto l’anno scorso con Omar Pedrini sul set de Il figlio più piccolo.

L’ex vocalist dei Timoria in quel caso recitava il ruolo di se stesso, una parte relativamente facile, mentre nel 2002 interpretò un prete hippie nel film Un Aldo qualunque di Dario Migliardi.

Ma questa tendenza non è solo pane per i denti che portano i pantaloni: anche i microfoni in gonnella amano improvvisarsi attrici per un giorno (quando sono abbastanza brave da non dover ripetere la stessa scena per un mese intero).

È il caso di Dolcenera, che ha recitato ne Il nuovo messia interpretando una tassista e in Scrivilo sui muri nel ruolo di Benny, la migliore amica della protagonista Cristiana Capotondi:



Se prima di lei tante attrici made in Italy hanno calcato non solo palcoscenici, come Gianna Nannini che nel lontano 1983 recitò in Sogno di una notte d'estate e poi in tanti film nel ruolo di se stessa, dopo Dolcenera, che esordì al cinema nel 2007, ci fu un vero e proprio boom di ugole prestate alla settima arte.

Da Emma Marrone in Benvenuti al Nord a Malika Ayane e il suo debutto nel cortometraggio Perfetta, non è vero che il sogno di una donna è diventare una cantante: è diventare una cantante-attrice!

Sogno coronato da Arisa e dalla First Lady francese (ma con sangue verde, bianco e rosso nelle vene) Carla Bruni: la prima è entrata a far parte del cast di Tutta colpa della musica di Ricky Tognazzi, mentre la première dame è ora impegnata proprio nelle première di Midnight in Paris, il nuovo film di Woody Allen a cui ha partecipato:



Ci sono poi cantanti amatissimi come Marco Cocci dei Malfunk e Max Gazzè che hanno esordito sul grande schermo, il primo numerose volte a partire da Ovosodo del 1997 fino ad arrivare a Baciami ancora del 2010, il secondo nel ruolo del contrabbassista protagonista assieme ad altri tre di Basilicata coast to coast:



Ma perfino ometti diventati mostri sacri delle sette note non hanno disdegnato una capatina nella settima arte, come Francesco Guccini in Radiofreccia e Vinicio Capossela in Non chiamarmi Omar: