di Marco Agustoni

Su Youtube, con i loro video buffi i gatti sono gli unici a tenere testa a Justin Bieber, in quanto a visualizzazioni. Ma non si tratta certo di una novità, perché sia il grande che il piccolo schermo si erano già accorti delle potenzialità feline già da parecchi decenni. L’ultimo esempio in ordine cronologico è Il gatto con gli stivali, spin-off di Shrek in uscita il 16 dicembre nelle sale italiane, nato dall’incredibile successo riscosso da un personaggio nato come secondario. Ma il micio guerriero ha una larga schiera di pelosi predecessori.

Felix the Cat, patriarca di tutti i felini superstar, nasce come strip a fumetti nei primi anni ‘20 e in breve riscuote successo a livello internazionale in una serie di cartoon muti. Entrato in crisi con l’introduzione del sonoro al cinema e per l’agguerrita concorrenza di un feroce Topolino, il gatto creato da Pat Sullivan e Otto Messmer fa però un ritorno in grande stile a partire dagli anni ’50: da allora la sua fama non è mai tramontata. Il suo percorso dai comic al cinema verà seguito, tempo dopo, dal pigro e goloso Garfield di Jim Davis, che in anni recenti è stato protagonista di due film d’animazione che hanno goduto di un certo successo al botteghino.



Negli anni in cui la Disney sfornava commedie per famiglie con protagonisti simpatici animali - ricordiamo, tra le altre, Tobia cane ladro e spia, Quattro bassotti per un danese e Un papero da un milione di dollari - i gatti hanno ovviamente avuto modo di dire la loro. In FBI Operazione Gatto, del 1965, Dean Jones (un vero e proprio veterano del genere, nonché pilota di Herbie in Un maggiolino tutto matto), è un agente dei servizi segreti che, nonostante sia allergico ai peli di gatto, si mette sulle tracce di un micio pestifero per risolvere un caso di sequestro e rapina. In Un gatto venuto dallo spazio del 1978, un alieno dalle forme incredibilmente feline precipita sul nostro pianeta a bordo di un disco volante e, con l’aiuto di alcuni umani, cerca di fare ritorno a casa.



Ne Il gatto milionario, del 1951, un micio fortunato viene scelto come unico erede da un eccentrico riccone. Alla pellicola partecipano numerosi felini, ma uno di loro, tale Orangey, diventerà una vera e propria star dieci anni più tardi in Colazione da Tiffany, nel ruolo del gatto (chiamato semplicemente “Gatto”) della splendida Audrey Hepburn/Holly Golightly. Simili premesse sono alla base del cartoon Disney Gli Aristogatti, nel quale è la gatta Duchessa a ricevere un’ingente eredità, su cui cercherà di mettere le grinfie un perfido maggiordomo.

I gatti non si tirano indietro davanti a niente, nemmeno alle luci rosse: lo ha dimostrato ampiamente Fritz il gatto, personaggio creato dal fumettista Robert Crumb, diventato protagonista di alcuni cartoon vietati ai minori di 18 anni. Speriamo che sfoderi la stessa determinazione, non tanto a mettersi in mostra, quanto a superare gli ostacoli della distribuzione cinematografica, Il gatto del rabbino di Joann Sfar e Antoine Delesvaux, film d’animazione tratto da un fumetto dello stesso Sfar uscito l’anno scorso in Francia, ma non ancora approdato nelle sale del nostro paese.



Chiedendo scusa ai vari felini cinematografici che abbiamo lasciato lungo il cammino senza citarli (come ad esempio i protagonisti della commedia Come cani e gatti, in cui i due animali da compagnia per eccellenza si sfidano in una lotta all’ultimo pelo), rimaniamo in attesa di seguire le peripezie del gatto con gli stivali su grande schermo: nel frattempo, è possibile ingannare l’attesa con le spassose avventure di Simon’s Cat, micio creato da Simon Tofield che su Youtube vanta centinaia di milioni di visualizzazioni.