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DISTRICT 9

  • Uscita: 2009
  • Nazionalità: USA
  • Durata: 112'
  • Genere: Fantascienza
  • Regia: Neill Blomkamp
Cast: David James , Sharlto Copley , David James , Jason Cope , Nathalie Boltt , Sylvaine Strike , William Allen Young , Greg Melvill-Smith , Nick Blake , Jed Brophy , Louis Minnaar , Vanessa Haywood , Marian Hooman , Vittorio Leonardi , Mandla Gaduka , Johan van Schoor , Stella Steenkamp , Barry Strydom , Themba Nkosi , Mzwandile Nqoba , Elizabeth Mkandawie , John Summer , Morena Busa Sesatsa
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Negli anni '80 sono arrivati gli alieni. Stavolta però non sono atterrati a Manhattan o in qualche sperduto paesino campagnolo degli Stati Uniti ma si sono fermati con un'astronave gigante sopra Johannesburg senza muoversi più. C'è stato bisogno che un convoglio terrestre andasse a vedere cosa conteneva quella nave apparentemente immobile per scoprire milioni di alieni denutriti, sporchi e in condizioni pessime. Da quel momento per 20 anni i visitatori sono stati stipati in una baraccopoli di Johannesburg creata per l'occasione: il distretto 9. Un luogo dove le creature da un altro pianeta sono trattate come animali, dove regnano caos e anarchia e dal quale ogni tanto scappano facendo incursioni in città che non portano altro che risentimento e xenofobia nella popolazione locale. Ora è arrivato il momento di spostarli da qualche altra parte, ma loro è a casa che vogliono tornare.
Arriva dalla Nuova Zelanda il film che riesce a fondere tutte le principali innovazioni portate nel linguaggio del cinema negli ultimi 10 anni e spingerle ancora un po' più avanti in un film dal rigore morale più che di ferro. E viene da un regista che prima di essere tale è un tecnico degli effetti visivi, uno che i ritocchi digitali li considera parte integrante di un film, un mezzo e non un punto d'arrivo.
District 9 si presenta con una metafora lineare: gli alieni come gli immigrati, le creature da un altro pianeta a Johannesburg sono come le creature da un altro paese nel resto del mondo. E per fare questo non esita a dare vita a personaggio digitali che siano il più rivoltante possibile che generino anche nello spettatore immediata repulsione. Ma questa metafora è solo un primo inganno poichè, a furia di spingerla in avanti e di arrivare alla estreme conseguenze in un film che è un documentario di fantascienza, l'esordiente Blomkamp rende chiaro ad un certo punto come, nell'ottica allegorica, noi (spettatori) non siamo gli umani del film ma gli alieni. L'immedesimazione è tutta con le creature immigrate, i ruoli positivi esistono solo tra quei personaggi mentre gli uomini sono in tutto e per tutto "il nemico". Ecco perchè le creature orrende e rivoltanti solo ad un certo punto rivelano degli occhi grandi, umani e colmi di tristezza.
Ma oltre ad un rigore politico e morale eccezionale Blomkamp (e l'entourage che con lui ha realizzato il film, quindi anche il produttore Peter Jackson) mostra di aver compreso fino in fondo che percorso abbia compiuto il cinema in questi anni e dove stia andando. District 9 fonde un finto documentario, riprese con camera a mano e frenetici cambi di ritmo come si trattasse di un combat film, allinea sequenze che mischiano senza una logica extra-filmica inquadrature tradizionali con punti di vista di videocamere a circuito chiuso o amatoriali fino a giungere ad uno stile che non si cura di dare una gerarchia tra le forme di produzione audiovisuali. Le videocamere amatoriali come quelle professionali, i telefonini come le videocamere di sicurezza, tutto già contribuisce al racconto della realtà moderna che il cinema se ne accorga o meno. In District 9 questo modo di vedere e far vedere le cose diventa stile e al tempo stesso accettazione del fatto che la macchina da presa classica non è più al centro del linguaggio audiovisuale.
A dimostrazione di quanto l'idea di parlare di un'umanità disumana di fronte agli alieni fosse un'esigenza di Neill Blomkamp c'è Alive in Joburg, cortometraggio realizzato dal regista nel 2005 che visto oggi sembra una prova generale per District 9.
Nel 1982 un'enorme astronave si ferma nel cielo inquinato di Johannesburg e per 3 mesi non dà segni di vita. Quando sudafricani armati vi penetrano, trovano migliaia di bipedi anfibi alieni, disidratati, senza mezzi di sostentamento o di rimpatrio, spaventati più che aggressivi, cui danno il nomignolo di prawns (gamberoni). Li ospitano in un centro di accoglienza nel Distretto 9, alla periferia di Johannesburg. Col passar degli anni si moltiplicano ma Wikus Van der Merwe, energico gestore-capo, a contatto con una sostanza sconosciuta, si trasforma in uno di loro. Le autorità gli danno la caccia per studiarlo. È scritto e diretto dal 30enne sudafricano Blomkamp, emigrato a Vancouver ed esordiente nel lungometraggio, che ne gira la 1ª parte in finte immagini di un'inchiesta TV e passa poi a una storia su un molteplice registro di toni. I veri temi sono il razzismo, i rimandi impliciti allo sterminio di massa (Shoah) e all'apartheid sudafricano, all'immigrazione, alla paura, mista al disprezzo e all'ignoranza, per il diverso. Tra i produttori per Tristar/Block-Hanson/Wing Nut figura il regista Peter Jackson.

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