Cast:
Ben Barnes
,
Colin Firth
,
Ben Chaplin
,
Rebecca Hall
,
Fiona Shaw
,
Emilia Fox
,
Rachel Hurd-Wood
,
Caroline Goodall
,
Pip Torrens
,
Douglas Henshall
,
Maryam D'Abo
,
Michael Culkin
,
Johnny Harris
,
David Sterne
,
Jo Woodcock
,
Hugh Ross
,
Max Irons
,
Noli McCool
,
Tallulah Sheffield
,
Paul Warren
,
Aewia Huillet
,
Lily Garrett
,
Louise Rose
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Nella Londra Vittoriana arriva Dorian Gray, un giovane uomo di straordinaria bellezza e nobiltà. Sensibile e impressionabile, Dorian viene molto presto coinvolto e trascinato nel vortice della mondanità dal carismatico Lord Wotton, incallito fedifrago sposato a Lady Victoria. Colpito dal suo bel sembiante, il pittore Basil Hallward lo cattura nei colori e sulla tela. Il giorno dell'inaugurazione del ritratto, Dorian pronuncia un giuramento e il desiderio di restare giovane per sempre. Conteso dall'interesse di Lord Wotton e dall'amore di Hallward, Dorian dissipa la sua eterna e giovane vita tra bordelli e teatri, libertinaggio sfrenato e promesse di matrimonio, prostitute consumate e spose ripudiate, senza che il suo volto patisca il segno del vizio. A sfigurarsi e a insozzarsi è la sua anima, incorniciata e fissata sulle pareti di una casa troppo grande. Spaventato dal deperimento del ritratto, Dorian lo ripone in soffitta, lontano dallo sguardo dei gentiluomini e delle nobildonne che affollano insaziabili la sua esistenza e i suoi salotti. Mentre il tempo scorre e appassisce i volti e le volontà dei suoi amici, Dorian resta fedele alla sua bellezza e al suo diabolico patto. Soltanto l'amore per la figlia di Henry Wotton potrà redimerlo e annullare i malefici effetti del maligno. Non è facile adattare un libro per lo schermo, rinnovando e prolungando il piacere del testo. Ancora più complesso è realizzare la trascrizione cinematografica di un classico della letteratura come "Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde, pubblicato nel 1890 nell'Inghilterra di gusto e ideali vittoriani. Tenta l'impresa, ma non è nuovo all'impresa e alle parole di Wilde, il regista inglese Oliver Parker. Dopo le trasposizioni di due commedie del poeta, scrittore e drammaturgo irlandese (Un marito ideale e L'importanza di chiamarsi Ernesto), Parker cerca un confronto diretto con l'eroe decadente di Wilde. Dorian Gray, interpretato sullo schermo da Ben Barnes, è un ribelle "freddo" a cui manca la tumultuosa vita interiore degli eroi romantici e a cui un contratto demoniaco ha fissato una maschera immodificabile. L'usurpato e imberbe principe Caspian, delle celebri Cronache di Narnia, attraversa questa volta una ben più temibile soglia, praticando il culto esclusivo della bellezza e superando i confini assolutamente invalicabili di decoro e di pudicizia stabiliti dalla timorata società vittoriana. A incalzarlo con sentenze, aforismi e brillanti paradossi è lo straripante Lord Wotton di Colin Firth, magnifico e sprezzante nel suo tentativo di scandalizzare i virtuosi borghesi e di spostare e rilanciare la frontiera morale del suo giovane protetto. Le soluzioni alle domande che derivano dalla costruzione letteraria non riescono, nonostante le migliori intenzioni del regista, a produrre suggerimenti in direzioni di altre e più contingenti analisi. Dorian Gray resta fortemente ancorato alla mentalità e al tempo di Oscar Wilde, limitandosi soprattutto nella sceneggiatura a una fedeltà al limite dell'illustrazione. Parker si guarda bene dal buttarsi in un corpo a corpo tra letteratura e cinema, lasciando trasparire l'origine letteraria del film ed esibendo, all'interno della dimensione scenografica, la spettacolarizzazione degli effetti speciali. Effetti che illustrano gli incubi nevrotici del protagonista e rendono visibile la sua mostruosità, la miscela umana e ripugnante di un dandy animato dalla vocazione a realizzare una vita inimitabile, vendendosi banalmente l'anima al diavolo. Ben Barnes, principe superbo ma dandy prematuro, prova con risultati alterni a liberare le potenzialità di godimento del suo Gray, eliminando il candido Dorian dell'incipit e avanzando nei bassi istinti e nella indispensabile carnalità di un altro e orribile da sé. Un po' Harker e un po' Dracula, il gotico Dorian Gray di Parker-Barnes, nell'epilogo a sorpresa, si consegna all'amore di un personaggio inventato (la Emily Wotton di Rebecca Hall), ritrovando rughe e fisiono
A Parker non è andata bene, in Italia, nemmeno con il ritorno a questo laico vangelo dell'estetismo decadente, il più faustiano tra i romanzi del grande irlandese Wilde, la storia del bellissimo Dorian che vende l'anima per un'eterna giovinezza. Al suo esordio come sceneggiatore Toby Finlay lavora in libertà: approfondisce l'ambiguo Henry Wolton, facendone un voyeur che coltiva il mito della bellezza, corrompe Dorian e lo aiuta nella sua autodistruzione; gli inventa una figlia di cui è geloso; dà più spazio al pittore Basil Hallward. Nella parte finale _ Dorian a 46 anni, Wolton 70enne _ Parker accentua nelle metamorfosi e nei trucchi la dimensione dell'horror gotico dopo aver giocato senza risparmio le carte dell'erotismo. Il produttore Barnaby Thompson, dal 2000 capo degli Ealing Studios ha radunato una squadra di collaboratori da Oscar: Roger Pratt (fotografia), John Beart (scene), Ruth Myers (costumi). Il risultato è di un'indiscutibile eleganza figurativa, ma inferiore al fascino del vecchio Ritratto di Dorian Gray (1945) di Albert Lewin.AUTORE LETTERARIO: Oscar Wilde
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