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AMABILI RESTI

  • Uscita: 2009
  • Nazionalità: USA, Gran Bretagna, Nuova Zelanda
  • Durata: 135'
  • Genere: Drammatico
  • Regia: Peter Jackson
Cast: Mark Wahlberg , Rachel Weisz , Susan Sarandon , Stanley Tucci , James Michael Imperioli , Thomas McCarthy , Zachary Gordon , Robyn Malcolm , Michael Imperioli , Carolyn Dando , Charlie Saxton , Christian Thomas Ashdale , Stink Fisher , Stefania Owen , Bravo , Evelyn Lennon , Tina Graham , Steven Moreti , John Jezior , Seth F. Miller , Jake Abel , Saoirse Ronan , Amanda Michalka , Reece Ritchie , Nikki SooHoo , Rose McIver , Anna George , Andrew James Allen
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A Norristown, in Pennsylvania, fra villette a schiera e campi di granturco, vive la famiglia Salmon. Susie, la primogenita, è un'adolescente qualunque, appassionata di fotografia e innamorata del compagno di scuola Ray Singh. Il 6 dicembre 1973, dopo aver avuto il suo primo incontro romantico con lui, Susie viene fermata sulla strada di casa dal vicino, il signor Harvey, tranquillo ometto di mezza età con la passione per le case di bambola. Dopo averla fatta entrare in un piccolo rifugio sotterraneo da lui stesso costruito, Harvey la violenta e la uccide brutalmente. Lo spirito di Susie si trova così a muoversi fra la terra e il cielo in una sorta di limbo fatto di ricordi e di fantasie, da dove può vedere e patire per quel che succede ai suoi cari e al suo omicida nel mondo mortale.
In una delle prime scene di Amabili resti, quelle in cui racconta i suoi ultimi giorni in vita, Susie riceve per il suo quattordicesimo compleanno una macchina fotografica compatta e venticinque rullini di pellicola 110 che esaurisce nel giro di pochi giorni. Di fronte ai genitori, che le rimproverano di aver sprecato tutte le fotografie disponibili, la giovane adolescente si giustifica dicendo "in questa famiglia, la creatività è vista come un ostacolo". Le stesse parole con le quali potrebbe difendersi Peter Jackson dalle accuse di chi gli rinfaccia di aver perso la sintetica fluidità dei primi film in favore di un cinema espanso nella durata e nella sovrabbondanza di piste narrative. Ma appellarsi al principio di creatività per legittimare il progressivo allontanamento da quell'inventiva artigianale e anarchica con cui un tempo si crogiolava nel trash più arguto (Bad Taste, Splatters) o in raffinate biografie immaginifiche o immaginate (Creature del cielo, Forgotten Silver), non sempre regge.
Il signore degli anelli aveva richiesto ben tre film e dieci ore di pellicola, giustificabili nell'approccio filologico alla materia del romanzo tripartito di Tolkien. La sua versione di King Kong conteneva praticamente tre diversi film in un unico corpo (la Grande depressione, l'avventura a Skull Island, l'arrivo della Bestia a New York).
Con Amabili resti, Jackson decide di ricostruire linearmente il flusso di coscienza atemporale dell'io narrante del romanzo di Alice Sebold, per poi scomporlo in numerosi percorsi, in soggetti diversi e in una narrazione episodica, frammentata. Ad ognuno dei personaggi spetta una personale scena chiave, un momento di gloria diegetica (la caduta nella depressione e nella paranoia del padre Mark Wahlberg, la fuga spirituale della madre Rachel Weisz, i siparietti comici della nonna degenere Susan Sarandon, la metempsicosi in stile Ghost dei due compagni di scuola), senza tuttavia mai raggiunge un livello di profondità psicologica o emotiva tale da giustificarne la presenza. Questa dispersione della focalizzazione, per di più, toglie spazio alla dimensione interna della protagonista e alla costruzione di un senso che riguarda il percorso collettivo di formazione, l'elaborazione e l'accettazione sia personale che familiare del lutto. Alla sventurata Susie tocca invece attraversare tutti i cliché della cultura new age sull'universo post-mortem, dal paesaggio edenico dai colori ipersaturi fino alle più triviali figurazioni dei desideri e dei simboli psicanalitici, passando per l'abusata versione dream pop di Song to the Siren dei Cocteau Twins.
Vittima della serializzazione cinematografica da lui stesso inaugurata, Peter Jackson risveglia attenzione e emozioni solo in presenza di Stanley Tucci, (stra)ordinario psycho killer di provincia dalla frenesia assassina tenuta nascosta sotto ad un parrucchino biondo, due occhi glaciali e una mascella allargata. Nel costruire la presenza del signor Harvey, anche la regia di Jackson trae nuovo istinto e ispirazione, aggiornando Hitchcock ai tempi delle nuove microcamere digitali e regalando gli amabili resti di un film fatto a pezzi, che vive di molte sensazioni ma d
"Avevo 14 anni quando fui assassinata il 6 dicembre 1973" dice la voce narrante di Susie Salmon, protagonista del film che il neozelandese regista ha scritto con la moglie Fran Walsh e Philippa Boyens, adattando il bestseller (2002) di Alice Sebold. Attrice dall'età di 9 anni, l'occhicerulea Saoirse (pronunciare "searscia") Ronan è Susie. Uccisa da un insospettabile vicino di casa, racconta la sua storia nella dimensione atemporanea di un limbo da dove assiste allo strazio della famiglia: ai sensi di colpa del padre, alla madre che si richiude in sé stessa, all'intuitiva sorellina che ha sospetti sull'identità dell'assassino. Girato in Pennsylvania, discutibile nella rappresentazione digitale del limbo in bilico tra New Age e pop art (scene: N. Shohan; fotografia: A. Lesnie), non privo di inverosimiglianze narrative, è un thriller emotivo con un bel cast di attori giusti tra cui un irriconoscibile Tucci da Oscar e una Sarandon che alleggerisce la dolente partitura con la sua buffa nonna che bada al sodo. Nella parte psicologica Jackson lavora di sottrazione con una apprezzabile cura dei particolari. S. Spielberg produttore esecutivo. Distribuzione: Universal.AUTORE LETTERARIO: Alice Sebold

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