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METROPOLIS

  • Uscita: 2002
  • Nazionalità: Giappone
  • Durata: 107'
  • Genere: Animazione
  • Regia: Rintaro
Cast: Yuka Imoto , Kei Kobayashi , Kouki Okada , Tarô Ishida , Jamieson Price , Kousei Tomita , Junpei Takiguchi , Toshio Furukawa
Vedi tutto il cast
 
Sì, avete letto bene. Il titolo è quello dell'omonimo capolavoro di Fritz Lang ma il contesto è quello del cinema giapponese di animazione di alto livello. Ispirandosi al manga di un maestro del genere, Osamu Tezuka, il film racconta una vicenda che si svolge in una gigantesca e futuristica città-stato in cui gli uomini si limitano a dominare robot e androidi ridotti in schiavitù e costretti a vivere nei livelli inferiori dal terribile Duca Red, che aspira al dominio totale. Costui ha fatto costruire una giovane androide che sfuggirà al suo controllo e lo ostacolerà con l'aiuto del piccolo Kenichi, giunto in città con lo zio investigatore che indaga su un misterioso scienziato. Potete non amare il Giappone e la sua animazione televisiva ma la genialità che innerva questo film va riconosciuta. A partire dalla complessità della trama per approdare alle scenografie più intricate e fantasiose che un film di animazione abbia mai osato. Per giungere a un finale dove non ci sono vincitori ma da cui la speranza non esce sconfitta.
La tecnofantastica città di Metropolis è costruita gerarchicamente su più livelli, anche sotterranei, abitati da cittadini di diversa estrazione etnico-sociale disposti in ordine di importanza decrescente, e funziona grazie al lavoro dei robot che ne sono i nuovi schiavi-paria. Il Duca Rosso, inventore e leader carismatico della città, ultimato il più alto grattacielo al mondo _ battezzato Ziggurat per analogia con le antiche piramidi a gradoni dei Sumeri _ vuole dare l'assalto al cielo e dominare su tutta la Terra grazie a un potentissimo androide cui ha dato il nome e le sembianze della figlia morta Tima. Ispirato a Metropolis (1927) di F. Lang, ma attraverso il filtro deformante del famoso autore di manga (i fumetti giapponesi) Osamu Tezuka, impressiona e affascina per l'estro, la bellezza e il minuzioso realismo dei disegni scenografici, ma delude per (quasi) tutto il resto: i personaggi umani non riescono a emanciparsi dai goffi stereotipi grafici e psicologici del cartoon nipponico e stridono con la perfetta e dinamica verosimiglianza dell'ambiente in cui si muovono; la sceneggiatura di Katsuhiro Otomo costruisce la storia sull'accumulo dei personaggi e dei colpi di scena aggrovigliandola sempre più per poi risolverla con un finale tanto prevedibile, quanto emotivamente freddo. Apprezzabile come stimolo per rivedere l'originale di Lang e avere l'ennesima prova della differenza abissale tra tecnica guidata dalla poesia e tecnica senza poesia.

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