Oroscopo di Oggi
Oroscopo di oggi
Cambia segno
chiudi X
Oroscopo della settimana
Cambia località
Mattina
pomeriggio
sera
notte
chiudi X
Prossimi giorni
  1. Home
  2. Cinema
  3. SerieTV
  4. Gossip
  5. Life Style
  6. Musica
  7. WebStyle
  8. Arts
  9. TV
  10. Altro

UN COUPLE PARFAIT

  • Uscita: 2005
  • Nazionalità: Giappone, Francia
  • Durata: 104'
  • Genere: Drammatico
  • Regia: Nobuhiro Suwa
Cast: Valeria Bruni Tedeschi , Bruno Todeschini , Nathalie Boutefeu , Louis-Do de Lencquesaing , Joana Preiss , Jacques Doillon , Léa Wiazemsky , Marc Citti , Delphine Chuillot
Vedi tutto il cast
Guarda il trailer
Marie e Nicolas arrivano a Parigi per partecipare al matrimonio di una coppia di amici. Dopo quindici anni, la loro storia d'amore è arrivata a un punto di rottura e hanno deciso di separarsi. Durante il soggiorno, fra annunci agli amici comuni, visite al Museo Rodin e divagazioni notturne, entrambi si confrontano più concretamente con l'idea dell'abbandono, vedendo oscillare i loro sentimenti fra seduzione e rancore, disprezzo e tenerezza.
Il cinema moderno europeo è basato sull'idea di "crisi": crisi del soggetto, crisi dell'azione, crisi della temporalità, ma, soprattutto, crisi di coppia. Da Antonioni a Bergman, da Godard a Garrel, sono molti i grandi registi che hanno fatto della fine di un amore un racconto personale o esistenziale, poetico o politico. Un couple parfait potrebbe essere "solo" un titolo in più teso ad allargare questo ampio orizzonte su cui si staglia il tramonto dell'eros se, nella sua essenzialità (lunghissimi piani sequenza a camera fissa, recitazione naturale e illuminazione scarna), l'opera non attraversasse la crisi di coppia fin negli interstizi e nelle più intime lacerazioni.
L'occhio è quello di Nobuhiro Suwa, cineasta giapponese che ha fatto della ripresa dei modelli del cinema moderno europeo (in particolar modo francese) un progetto artistico personale. In H Story raccontava il tentativo di mettere in scena un remake di Hiroshima mon amour, raddoppiando il gioco di specchi del confronto culturale fra Europa e Giappone nel momento in cui era lui stesso, giapponese di Hiroshima, a prendere in carico il testimone di Alain Resnais.
In Un couple parfait filma una storia che ricorda quella di Viaggio in Italia di Rossellini, sostituendo i calchi di Pompei con le statue "viventi" e decadenti del Musée Rodin di Parigi. Nell'esplorazione dei luoghi fisici e cerebrali del cinema francese, viene accompagnato da una guida indigena: la direttrice della fotografia Caroline Champetier (che ha illuminato molta della modernità francese, da Godard a Garrel passando per Straub-Huillet).
Questo oscuro scrutare ("oscuro" anche per il fatto di scegliere solo luci naturali) serve a tirar fuori dall'improvvisazione dei propri attori quei centri di indeterminazione in cui le emozioni dei personaggi oscillano da un estremo all'altro: dal risentimento all'affetto, dal riso al pianto, dall'indifferenza all'intimità. Con questa finalità, il regista giapponese concentra la sua messa in scena sull'idea di separazione (la stanza d'albergo divisa a metà) e di raddoppiamento (gli specchi nella scena del bar; le opere d'arte del Musée Rodin), confermando che ogni coppia non è solo lo sguardo d'insieme che rimanda, ma anche la somma di due affetti differenti e delle loro naturali curve di oscillazione.
Questa continua dialettica fra separazione e ricongiungimento è il vero cuore delle contemplazioni estatiche e silenziose di Suwa. E il senso di Un couple parfait è quello di catturare l'attimo, scolpire la scultura di un uomo e di una donna abbracciati in un limbo sentimentale, sospesi fra la certezza di una fine e la speranza di un nuovo inizio.
La rottura di una coppia è al centro del 4° film del giapponese N. Suwa _ dopo Due/Duo (1997), M./Other (1999), H-Storie (2001) _ che l'ha scritto e girato a Parigi senza conoscere il francese, affidandosi alle doti di improvvisazione dei suoi attori. Dopo 15 anni di matrimonio, Marie e Nicholas sono sulla soglia del divorzio quando tornano insieme da Lisbona a Parigi per un matrimonio di amici. Tra amore e rancore, tra gli ultimi momenti di freddezza e gli ultimi momenti di seduzione, tra la decisione razionale di separarsi e l'ipotesi sentimentale di ricominciare. Oscillazione contraddittoria in cui "necessariamente vince colui che acconsente a perdere" (J. Mandelbaum). L'ambiguo finale alla stazione è un suggerimento dei due protagonisti. Girato in 11 giorni con 2 videocamere Panasonic complementari. Fotografia di Caroline Champetier, già al lavoro con Suwa in H-Storie, che ha molto contribuito alla scelta dei due protagonisti e al dispositivo delle riprese e dell'illuminazione. Disponibile in DVD.

Enciclopedia del cinema

Cerca tutti i film che ami di più!

Trova cinema

Scopri tutti i film nella tua città
video MAG
Tutti i video
Login

Dimenticato lo username? Dimenticata la password?

Non sei registrato? Registrati ora

Recupera username
Recupera username
La informiamo che a breve le sarà inviato via mail il suo username
Recupera username
Recupera password
Recupera password
La informiamo che a breve le sarà inviato via mail la sua password
Recupera password
Username non trovato in archivio.
Caricamento in corso...