di David Saltuari

Quando negli anni settanta arrivarono anche in Italia i cartoni animati creati da Peyo, nelle gelaterie del bel paese comparve il misterioso gelato al gusto Puffo. Come fosse fatto è un mistero che ha appassionato più di una generazione di italiani, ma nonostante le dubbie origini, il gusto ha goduto di una fama ben più lunga del cartone animato da cui era nato.

Cambiano i tempi, cambiano le mode, e dai cartoni animati si passa alla rete. Il fenomeno dell'anno è stato Facebook? Ed ecco arrivare in una gelateria di Bologna il gelato gusto Facebook. Ma mentre il Puffo era un essere in qualche modo mangiabile (lo sapeva bene il povero Gargamella) e dunque, in linea puramente teorica, si poteva immaginare il gelataio prendere e frullare dei puffi per ottenere il gelato blu, il gusto Facebook raggiunge vette di raro surrealismo.

Come fa un social network a diventare un gusto? Come sintetizzare l'universo fatto di status, tag, fotografie, quiz scemi, classifiche di film preferiti e così via, in un sapore? Senza voler essere blasfemi qui abbiamo lo spirito che anziché carne si fa gelato. La trascendenza che si fa immanente. Nonostante le implicazioni filosofiche quasi insormontabili, pare che l'accrocchio si sia reso possibile mischiando tra di loro amarena, vaniglia e crema. La bonta del risultato? Come in altri casi restiamo in attesa dell'ardua sentenza dei posteri.

L'immagine è di Piero Tagliapietra