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50 anni fa, nel febbraio 1960, usciva nelle sale italiane “La dolce vita” di Federico Fellini, da molti considerato il più importante titolo del cinema italiano. Prima di essere lanciato a livello mondiale da un Oscar e dalla Palma d’oro a Cannes il film che avrebbe lasciato un’impronta indelebile nel costume (basti pensare alla maglia “dolcevita” o al mito di Via Veneto) e creato un immaginario dell’Italia ancora oggi rintracciabile nei luoghi più disparati del pianeta, provocò roventi polemiche tra sostenitori e detrattori. A Fellini fu persino sputato addosso da inferociti contestatori, ma tra scomuniche, premi, scandali e ottimi incassi, fu allora che divenne il regista italiano più celebre e celebrato nel mondo. Un primato che resiste ancora oggi. E in occasione di questo anniversario della Dolce Vita (intesa come stile di vita oltre che come pellicola) ben tre nuove pubblicazioni sono approdate in libreria, segno che il nome di Fellini richiama ancora molti lettori, non solo in Italia.

Nel suo “ La dolce vita” (Edizioni Lindau, 222 pagg., 18 euro) Antonio Costa, docente di storia del cinema a Venezia, analizza sequenza per sequenza il capolavoro felliniano e le varie fasi della sua sceneggiatura, ricostruendo anche le reazioni all’uscita del film, con una antologia di recensioni di famosi scrittori come Pasolini, Fortini, Arbasino, Montanelli, Simenon, Vittorini. “Non c’è titolo di film italiano famoso quanto La dolce vita -scrive l’autore-. Lo si è usato e si continua a usarlo per evocare di tutto: l’Italia del boom, il mito di Roma tra nobiltà nera e Hollywood sul Tevere, stili di vita, capi di abbigliamento, (cattive) abitudini italiche e peccati, soprattutto peccati, di tutti i tipi.” Il libro allarga quindi il quadro alla società dell’epoca, con gustosi e inediti retroscena.

“Non ci sarà un’ultima fermata per Federico” sostiene invece Italo Moscati, giornalista Rai di lungo corso che nel suo nuovo libro con documentario allegato “Fellini & Fellini -Da Rimini a Roma, inquilino a Cinecittà ” (edizioni Rai-Eri, 232 pagg., 14 euro), assembla materiale d'archivio e Cinegiornali, in un lungo montaggio di 85 minuti per raccontare la strada che più di ogni altra racconta la Roma e l'Italia degli anni ‘50 e ‘60. Nel documentario Moscati si sofferma in particolare su Via Veneto come luogo di culto legato al film, con interviste d'epoca, spesso involontariamente ingenue e buffe, mentre con il libro ripercorre il viaggio da Rimini a Roma del regista che oggi compirebbe 90 anni: “allergico agli addii –scrive l’autore- Fellini non avrebbe mai voluto mettere la parola "fine" in fondo ai suoi film”.

Last but not least, l’ultima di una lunga serie di biografie: il bel volume “Federico Fellini – A cinema greatmaster” (Mediane, 304 pagg, 25 euro) raccoglie molte inedite immagini scattate sui set di Fellini (alcune le potete vedere qui). Gli scatti che restituiscono la babelica e vivacissima atmosfera degli studi di Cinecittà e dei rari esterni nei quali Fellini effettuava le riprese dei suoi film, sono emerse dall’archivio dei  “paparazzi” romani, non a caso un'altra definizione coniata da “La dolce vita”. Stampato in italiano e in inglese, anche per i molti lettori americani appassionati del Nostro, il testo di Gordiano Lupi ripercorre in maniera sintetica la fortunata carriera del regista con numerose citazioni delle sue sibilline battute date in pasto alla stampa e un occhio attento anche gossip dell’epoca.

Una sequenza tratta dal film