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di Concetta Desando

Streetwear, casual, elegante, pop, punk rock, kawaii. In una parola Tokidoki. Perché lo stile creato da Simone Legno non può essere etichettato semplicemente come fashion o trendy: la sua è una rivisitazione in chiave giapponese di mondi fantastici che lasciano libero spazio alla fantasia. Per intenderci, Simone Legno è il papà delle creaturine kawaii, le faccette carine dei cartoon giapponesi, con gli occhioni grandi e languidi, che hanno invaso la moda: dagli abiti, agli accessori, alla gioielleria e agli articoli sportivi. È la Tokidoki mania: se Fornarina ed Hello Kitty fanno a gara per contendersi il marchio, Paris Hilton lancia il Japanisme style sul suo twitter mentre i Black Eyed Peas ne fanno un must da indossare durante i concerti.
Un lifestyle che stuzzica la curiosità di grandi e piccini, insomma. Basta andare allo store Tokidoki di Milano per sentirsi catapultati nelle strade di Shibuya, il quartiere più cool di Tokio, e sentirsi invasi da stampe di kawaii, sensualissime geishe e buffi animaletti del Sol Levante.
“Tokikodi è una filosofia di vita” spiega Simone Legno, classe 1977, tipico romano de Roma ma con la passione per tutto ciò che è made in Japan. “Il termine significa qualche volta e l’ho scelto proprio perché qualche volta i sogni si avverano. Ogni persona aspetta quell’attimo che può cambiare il proprio destino. A me è successo in Giappone”.

Per farlo però sei andato nell’altra parte del mondo. Appartieni alla categoria dei cervelli in fuga?
Quando ho lasciato l’Italia mi sono sentito un po’ cervello in fuga; nel nostro Paese avevo difficoltà a essere preso sul serio per la mia giovane età. Ora le cose sono cambiate: il marchio sta avendo un enorme sostegno dai fan, dai media e dal mercato. C’è una forte attenzione verso il mondo Tokidoki. E, riguardo a me, ormai sono un cittadino del mondo.

Ma perché hai scelto proprio il Giappone?
Adoro quel Paese, per me è il più bello del mondo. Adoro la sua faccia serena, seria, pulita, cortese. Mi piace disegnare la sua immagine tradizionale e quella sorridente, smorfiosa, super colorata e ultramoderna. In Giappone si custodisce il passato vivo e si reinventa il futuro, giorno dopo giorno. Per le strade puoi trovare i prodotti artigianali insieme ai giocattoli, all’arte e alla tecnologia. Ecco perché è diventata la mia fonte di ispirazione. Del Giappone mi hanno conquistato la simpatia della gente, l’educazione, la gentilezza e la serietà. E poi il cibo, la creatività, il buon gusto nell’estetica. È una sensazione di appartenenza difficile da descrivere: potrei parlarne per ore.

Tu proponi una rivisitazione del mondo giapponese, ma i giapponesi adorano la moda italiana: basta vedere i tanti occhi a mandorla nel quadrilatero della moda milanese. Non è un paradosso?
No, non penso che sia un paradosso. Anzi. Siamo nel mondo della globalizzazione: ci sono tanti italiani che adorano la moda, l’arte e la cultura giapponese. Io sono uno di quelli, uno dei più accesi!

Parliamo dei tuoi mondi fantastici: oltre alle facce carine ci sono i cactus friends. Come nascono questi personaggi e chi vogliono rappresentare?
I cactus friends sono fra i personaggi principali del mio mondo immaginario. L’idea viene dal fatto che la vita, a volte, può essere fredda e pericolosa; di conseguenza questi esserini indifesi per proteggersi si vestono da cactus. Ecco, i miei personaggi nascono così: guardo il reale e immagino sottomondi in cui ogni cosa può essere reinventata e assorbita da Tokidoki.

Ogni personaggio ha un nome: Porcino, Carina, Polpettina, Bastardino. Come li scegli?
In genere al nome si associa la personalità o qualche caratteristica particolare: Carina è la più vanitosa e graziosa, Bastardino è una piccola canaglia, e così per tutti gli altri personaggi.

I nomi sono decisamente simpatici, però il tuo stile è stato definito sinistramente sexy. Come mai?
Tokidoki è una forma dualistica di espressione, un caos di opposti che convivono in armonia: il buono e il cattivo, il puro e il provocatorio, il sofisticato e lo spiritoso, l’Oriente e l’Occidente.

La cosa più bizzarra che hai creato, però, sono i toys in vinile. Che cosa rappresentano?
È una nuova forma di espressione della pop art, un modo di rendere tangibili dei personaggi e decorare gli ambienti. I toys fanno parte della scultura pop del 2000: li ho creati per portare la pop art nelle case di tutti.

Quindi Simone Legno è più un artista, un designer o uno stilista?
Artista è il termine più adatto: ho creato un mio mondo personale, una visione che applico a prodotti, oggetti e progetti di ogni tipo.

Sei sicuro e deciso. Qual è la chiave del successo per un ragazzo così giovane?
Lavorare, sognare, avere coraggio, non mollare ed essere sempre leale nelle relazioni umane.

Hai aperto flagship store a Los Angeles, New York e Milano; hai collaborazioni importanti come Hello Kitty, Onitsuka tiger, Fujitsu, Bearbrick. Novità in vista?
In questi giorni sto lanciando una fantastica collezione di cosmetici in partnership con Sephora per il Nord America e spero che presto arrivi anche in Europa.

Il complimento più bello che hai ricevuto?
Un giorno, all’inizio della mia carriera, circa sette anni fa, un professore dell’Università di Tokio mi disse che sarei entrato nella storia dell’arte per la mia capacità di distruggere e ricomporre la cultura giapponese in maniera unica. È stato sorprendente! Molto belle anche le parole di Karl Lagerfeld, che si è detto onorato di diventare un personaggio del mondo Tokidoki.

Karl Lagerfeld ha collaborato anche con Chanel e Fendi. Le prospettive sono buone. Diventerai la nuova grande griffe italiana che unisce Oriente e Occidente?
Magari, sarebbe un sogno! Sicuramente collaborare con le grandi griffe è un obiettivo per la mia carriera.

Sì, ma tokidoki (a volte) i sogni si realizzano.
Già, tokidoki direi di sì!



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