di Massimo Vallorani
Intervista di Camilla Sernagiotto


Sono passati 25 anni dall'uscita del mitico brano dei Righeira L'estate sta finendo, entrata di fatto nella storia della musica italiana. Ebbene, se avete nostalgia dei mitici anni ottanta, c'è una sorpresa da non perdere: la canzone torna in una nuova versione pop riproposta dalla band toscana Afo 4 con il featuring dei Righeira, e sarà in radio a partire dal 14 maggio 2010. Non è la prima volta che un nuovo gruppo attinge al repertorio dei Righeira: già gli Statuto nell'estate del 2009 incisero una cover di Vamos alla Playa, il pezzo scritto dai Righeira nel 1983 e che conservò in quell'anno la vetta della classifica italiana per ben sette settimane.

Erano i primi anni '80. Comincia ad imporsi quello che Roberto D'Agostino chiamerà "edonismo reaganiano". C'è la Milano da bere e Bettino Craxi al governo, giacche con spalle larghissime e capelli super cotonati. I gruppi che dominano le scene musicali sono i Duran Duran e gli Spandau Ballet. E i Righeira sembrano interpretare musicalmente meglio di altri gruppi italiani, quello che le persone volevano davvero, quello che quell'Italia lì desiderava nel profondo: disimpegno dopo l'abbuffata politica del decennio precedente, divertimento al di la dei propri bisogni, desiderio di stravolgere una realtà troppo stretta. La meteora Righeira, tanto veloce quanto fulminea, ha illuminato le hit italiane, portando alla nostra musica una vera ventata di novità: gli influssi della musica elettronica, una spruzzata di punk e di ska, testi facili e orecchiabili (spesso in spagnolo), stravaganza nel vestirsi ed esibirsi. Un cocktail sempre bevibile anche a tanti anni di distanza.

Vi sembrano davvero passati 25 anni dall'uscita del brano "L'estate sta finendo"?
Ci fa un effetto strano, e pensare che ne sono passati 28 da "Vamos a la playa"… Nonostante gli anni, non ci sentiamo affatto invecchiati musicalmente: siamo talmente annoiati dal sound attuale che tentiamo di esplorare continuamente nuove sonorità nel campo elettronico.

Siete fieri di aver dominato musicalmente in un decennio così preso a modello ancora oggi?
Ci fa molto piacere, anche perché è una specie di riscatto: all'epoca gli Anni Ottanta venivano criticati, additati come vuoti, soltanto con il senno di poi la critica ha riveduto il giudizio sulla musica di quel decennio. In più noi venivamo dalle cantine, eravamo underground nel vero senso del termine, non commerciali, quindi era ancora più difficile essere apprezzati. Tuttavia sapere di aver contribuito a far nascere e diffondere la Italo-Disco, ossia quel genere musicale elettronico che ai tempi era una novità assoluta non solo in Italia, ma in tutto il mondo, è per noi una grande soddisfazione.

Perché gli Anni Ottanta vengono considerati così creativi e innovativi?
Sicuramente perché sono successe un sacco di cose in tutti i settori: sono stati gli anni di Keith Haring, della New Wave, dell'Italo Disco, dell'House, di novità assolute nel campo della moda.

Come è nata la collaborazione con gli Afo 4?
È nata in maniera semplice, nel senso che il batterista è Federico Righi, mio cugino. In realtà non ci siamo mai conosciuti fino a due o tre anni fa, quando ci siamo scoperti tramite My Space e ci siamo incontrati. Dopo poco lui è entrato a far parte degli Afo 4 e ci è venuta in mente l'idea di rifare assieme "L'estate sta finendo.

Avete rimpianti?
L'unico rimpianto è il fatto di essere stati a militare durante il vero e proprio boom dei Righeira: sia io che Michael eravamo a naja, quindi ce lo siamo goduti meno.

Che musica ascolti?
Soprattutto Deep House, Minimal Deep e Techno.

Con chi vi piacerebbe suonare?
I nomi sono tanti, ma vado sul sicuro: con i Kraftwerk. Con loro non si sbaglia mai!

Progetti futuri?
L'ultimo disco che abbiamo fatto risale a tre anni fa, ma non credo che faremo un album intero ora: ormai non esiste più la cultura dell'album, non c'è più il mercato adatto perché la gente non compra più dischi e scarica un solo brano, quindi forse è meglio fare più singoli piuttosto che un disco.

Qual è o quale è stato il miglior look nel panorama musicale?
I migliori look rimangono quelli dei Devo e dei Kraftwerk. Adesso non c'è più la tendenza ad avere un look preciso, mentre un tempo si usava adottare una specie di divisa, non nel senso militare, ma nel senso di vestiti uguali per ogni membro del gruppo. Nemmeno noi ci vestiamo più allo stesso modo: io sono più casual, mentre Michael si veste in maniera più elegante, ma entrambi usiamo cravatte 8 bit e occhiali che al posto delle lenti hanno strisce nere, come se fossimo censurati.

Tra tutte le cover che hanno fatto delle vostre hits, quale preferisci?
Ci sono state parecchie cover a mio avviso inutili, soprattutto in chiave dance, ma alcune invece davvero interessanti. La versione più incredibile di Vamos a la Playa è senza dubbio quella dei Los Los, una band dark metal messicana. A me piace molto la versione di Vamos a la Playa dei Los Amigos Invisibles, un gruppo disco punk venezuelano, anche se non si tratta di una vera e propria cover, perché è cantata da me e Michael.

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