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di Camilla Sernagiotto

Indossata come maglia della salute sotto i vestiti, sfoggiata su un paio di jeans per una mise casual, amata da attori, odiata dagli esteti, caduta nel dimenticatoio della moda e poi tornata alla ribalta.
Di chi stiamo parlando? Della canottiera, uno degli indumenti più controversi della moda, tanto apprezzato da alcuni quanto detestato da altri.

Nata come capo di vestiario di chi praticava canottaggio (da cui deriva anche il nome), si tratta di una maglietta priva di maniche e spesso dotata di un’ampia scollatura; è adatta sia per gli uomini sia per le donne, viene utilizzata come biancheria intima, come indumento sportivo indicato soprattutto nel basket e nell’atletica leggera, in sostituzione della T-shirt o perfino nell’abbigliamento balneare (il cosiddetto tankini è un bikini costituito da slip e canottiera).

Ne esistono ben quattro varianti: l'halter top, prettamente femminile, lascia la parte superiore della schiena scoperta, mentre le due bretelline si uniscono unicamente dietro il collo, invece il tube top, ancora ad uso e consumo delle signore, è una canotta priva di bretelle che avvolge il torso fino al seno. La spaghetti-strapped shirt è un ulteriore tipo di canottiera le cui bretelle sono due sottili strisce di tessuto appoggiate sulle spalle e infine la cutoff shirt, principalmente maschile, è una T-Shirt senza maniche, che si distingue dal comune modello per via della scollatura più regolare.

Mentre celebri attori come Marlon Brando in Fronte del porto la sfoggiarono sul set e anche nella vita di ogni giorno, rendendolo un indumento popolare e di tendenza, nel 2007 i grandi magazzini britannici Asda ne hanno bandito la vendita, ritenendo che la canottiera fosse antiestetica e pertanto poco richiesta, ma a quanto pare il bon ton all’inglese non ha tenuto conto dello star system hollywoodiano, quello che da sempre detta legge nell’universo dei trend.
E tra le celebri canotte che hanno sfilato sulla Walk of Fame come ci si può dimenticare di quelle indossate da Clark Gable, Robert De Niro e Al Pacino?

Tuttavia la più celebre delle magliette della salute del cinema è senza dubbio quella che Bruce Willis veste in ognuno dei tre capitoli della saga di Die Hard, spesso inzuppata di sudore o sporca di sangue per ovvie esigenze di copione.
Altre canottiere che hanno fatto la storia del cinema sono quelle portate sotto la camicia aperta da James Caan ne Il padrino, quella bianca indossata da Matt Dillon in Rusty il selvaggio, quelle del guardaroba di scena de I ragazzi della 56ª strada e quella con cui Sylvester Stallone fa stragi a destra e a manca nella trilogia dedicata al reduce John Rambo.

Meno nota al grande pubblico, abbiamo la cutoff shirt a righe di Vincent Gallo in Buffalo 66, mentre stampata per sempre nell’immaginazione degli spettatori, almeno quelli maschili, la mini e aderentissima canottiera nera di Lara Croft, alias Angelina Jolie.

Ma a rilanciare definitivamente l’indumento ci hanno pensato i due più famosi cittadini americani: da un lato un testimonial d’eccezione, ovvero il presidente degli Stati Uniti in persona Barak Obama, che la porta abitualmente sotto la camicia, mentre dall’altro l’altrettanto famoso Homer Simpson, che non disdegna affatto la canotta durante i suoi break sul divano a vegetare davanti alla tv.

E in Italia?

Da Renato Salvatori in Rocco e i suoi fratelli a Marcello Mastroianni nel film Divorzio all'italiana, sono tante le magliette senza maniche che hanno sfilato davanti alle cineprese nostrane, ma la medaglia d’oro da appuntare alla canottiera più famosa del cinema made in Italy va senza dubbio al ragionier Ugo Fantozzi, che l’ha sfoggiata in innumerevoli occasioni, da quelle casalinghe assieme alla moglie Pina e alla figlia Mariangela a quelle intime con la signorina Silvani, fino ad arrivare all’esilarante scena in cui Paolo Villaggio la sfodera come tenuta da tennis nella partita contro il ragionier Filini.