di Floriana Ferrando

Per chi ama volare senza rinunciare al lusso, o per chi neppure a migliaia di metri dal suolo vuole rinunciare ai brividi, il Telegraph ha individuato i dieci aeroporti più strani del mondo: dai più spettacolari a quelli un po’ arrangiati in mezzo alle montagne, passando per le piste di atterraggio che attraversano le super trafficate strade di città, ce n’è per tutti i gusti.

Se la passione per il mistero non vi abbandona neppure in vacanza, fate tappa al Denver International negli Usa: la leggenda che lo riguarda vi terrà col fiato sospeso. Sembra che sotto l’aeroporto si trovi un vasto impianto sotterraneo volto a nascondere una base segreta militare o addirittura un campo di concentramento, almeno secondo Philip Schneider, un ingegnere trovato morto in circostanze misteriose nel 1996. Basta poi una visione satellitare dell’impianto aeroportuale e il giallo si infittisce: le piste si intersecano fra loro formando una svastica, una semplice casualità?

Chi ama il mare non può perdersi il Princess Juliana International di Saint Maarten dove atterrare è quasi come fare un tuffo nell’oceano dei Caraibi, mentre per chi è impaziente di sentire la sabbia sotto ai piedi è perfetta la Scozia, dove dagli anni Trenta la spiaggia dell’isola di Barra è utilizzata come pista improvvisata, ovviamente marea permettendo.

Per soddisfare i bisogni di tutti è nato il King Fahd International: con i suoi oltre 800 chilometri quadrati occupa un pezzetto di deserto dell’Arabia Saudita e si guadagna il titolo di aeroporto più grande del mondo, c’è addirittura una moschea in grado di ospitare ben duemila fedeli; chi non vuol rinunciare allo sport può invece ingannare l’attesa del volo con una partita a golf, grazie al campo a 18 buche realizzato fra i due terminal dell’aeroporto thailandese Don Muang International.

Se invece volare non fa proprio per voi, evitate l’aeroporto francese di Courchevel dove i piloti devono disporre di un permesso speciale per atterrare: sarà forse perché somiglia di più a una pista da sci che a una corsia di atterraggio?

Per non parlare di Tenzing-Hillary Airport nel Nepal orientale a quasi tremila metri sul livello del mare, dove in fase di atterraggio ci si ritrova da un lato un’enorme montagna e dall’altro uno strapiombo a picco sul mare. Insomma, l’atterraggio deve essere perfetto, non a caso questo impianto è segnalato nella lista nera degli aeroporti.

E ancora, il Juancho E. Yrausquin nelle Antille Olandesi dove la pista, lunga poco più di un chilometro, è adatta solo a piccoli velivoli ed è considerata dai piloti una delle piste più impegnative, o Paro Airport nel Buthan, fra le montagne dell’Himalaya.

Ci sono poi i casi in cui bisogna far fronte alla mancanza di spazio: a Madeira la pista è stata estesa attraverso un ponte sospeso, mentre in Giappone hanno costruito il Kansai International tre miglia al largo di Osaka. Ci sono voluti sette anni di lavoro e ora questa struttura è talmente grande da essere addirittura visibile dallo spazio, ma se come prevedono i geologi il livello del mare si alzerà, cosa ne sarà di questo capolavoro?

Tuttavia, la soluzione più bizzarra ha radici in Gibilterra: la pista di atterraggio attraversa la strada più trafficata della città, la Winston Churchill Avenue; per evitare surreali collisioni fra maxi jet e piccole utilitarie sono stati costruiti dei semplici passaggi a livello, proprio come quelli delle ferrovie.