di Camilla Sernagiotto

Si chiama MyWebwill ed è il sito a cui lasciare in custodia il proprio testamento… virtuale!

Il sistema è più facile rispetto a quello tradizionale del notaio, visto che basta diventare soci e cliccare scegliendo le varie opzioni, che vanno dal lasciare in eredità le proprie password, decidere a chi inviarle in caso di dipartita, mandare le mail a tutti i contatti con l'ultimo saluto e così via.

Una lunga lista di macabre possibilità, che culmina in quella di permettere a qualcun altro di continuare a scrivere sul proprio blog.

Ideatrici del portale (per ora ancora in lingua svedese), due ragazze originarie della Svezia: Elin Tybring e Lisa Granberg non si sono lasciate scappare l’idea bizzarra ma indubbiamente utile di dare a chiunque la possibilità di stabilire per tempo cosa fare dei propri averi e domini web in caso di scomparsa prematura.

Un vero e proprio testamento che non necessita la presenza di legali e che, soprattutto, non farà litigare tutto il parentado per spartirsi l’eredità, visto che in questo caso il lascito consiste soltanto in dati di accesso, nomi utenti e password.

Due le opzioni post-mortem offerte dal sito: il modello MyWebWill's 'freemium', che disattiva tutto gli account, oppure quello a pagamento che, per 30 dollari all’anno, offre lo storing delle password, gli update dei post, i tweets da mandare e altre lugubri trovate delle due fondatrici svedesi.

Eppure nulla di funereo emerge dalla mail di conferma dell’iscrizione, anzi: le due ideatrici rispondono in prima persona ai nuovi utenti con parole allegre e piene di vitalità, spiegando l’importanza di affidare a qualcuno il proprio futuro sul web.

Le cocenti questioni legate alla privacy sono infatti perennemente al centro dei dibattiti e sempre più frequentemente si intrecciano a casi di decesso: nel 2005, ad esempio, i genitori di un marine ucciso in Iraq fecero causa a un sito che non voleva dare loro l'accesso all'account mail del figlio. Il giudice diede ragione ai familiari ma Yahoo! invece di dare la password copiò in un cd le mail.
Stessa politica vale per Hotmail e Gmail che, dopo la sentenza, permettono ai parenti stretti di avere un cd di backup in cambio della prova del decesso e del grado di parentela.

Rimanendo in tema, Facebook ha recentemente cominciato a offrire profili alla memoria per i membri passati a miglior vita (Facebook Memorials) in cui familiari possono entrare senza però avere accesso ai messaggi privati.

Anche in casa MySpace vige una politica simile, ma le restrizioni sulla visibilità del profilo sono maggiori, il che ispirò il paralegale americano Mike Patterson a creare MyDeathSpace, sito che raccoglie oltre 5000 annunci mortuari di altrettanti membri della celebre comunità virtuale creata nel 2003 da Tom Anderson e Chris DeWolfe.

Ma le “pompe funebri della rete” non finiscono qui: si va da Seppukoo, portale che concede la possibilità di uccidere virtualmente il proprio profilo Facebook, seguendo iter e metodi di antica tradizione samurai, a Legacy Locker, Asset Lock o Deathswitch.

E mentre Seppukoo ha il fine ultimo di portare a un suicidio di massa virtale i 500 milioni di iscritti del social network di Mark Zuckerberg, gli altri mandano agli utenti una mail ogni settimana per sapere se sono ancora vivi e offrono lo spazio per conservare password e informazioni da gestire in caso di morte.

Il fondatore di uno di questi portali, ovvero Jeremy Toeman di Legacy Locker (30 dollari all'anno), sostiene di aver avuto l'idea dell’eredità web durante un turbolento viaggio in aereo: "Mi sono chiesto cosa sarebbe successo ai miei domini in caso di incidente. Sarei sorpreso se entro cinque anni la gente non inizierà a fare il testamento digitale oltre a quello normale".