di Camilla Sernagiotto

A scuola tutti le indicavano durante la lezione di matematica sul seno e coseno, nei corridoi facevano girare teste con la sola imposizione del décolleté, durante l’intervallo venivano omaggiate di panini e pizzette gratis…

Stiamo parlando delle maggiorate, ossia delle ragazze che sfoggiano una taglia XXL del seno.

Il termine nacque negli Anni Cinquanta ed è da ricondurre a Vittorio De Sica che, nell'episodio Il processo di Frine del film Altri tempi di Alessandro Blasetti, definisce il personaggio interpretato da Gina Lollobrigida una maggiorata fisica, in contrapposizione alla definizione di minorata psichica che le era stata attribuita.

Da allora quella parola servì per indicare una serie di attrici come la Loren, la Mangano, la Bosè e Mae West le cui forme prorompenti stavano strette sul grande schermo.

Il periodo d’oro delle dive giunoniche durò fino alla fine degli Anni Sessanta, periodo del boom economico e della dolce vita, simboleggiata proprio dal bagno della prosperosa Anita Ekberg nella Fontana di Trevi firmato Fellini; al tramonto del decennio, però, la maggiorata passò il testimone ad un modello femminile diametralmente opposto: quello snello e androgino simboleggiato dalla modella Twiggy.

Negli Anni Settanta e Ottanta la maggiorata fa il suo rientro, ma dalla porta di servizio: rimane infatti confinata alla commedia erotica all'italiana, che immortalò le curve da capogiro di attrici come Edwige Fenech, Carmen Russo, Laura Antonelli e Serena Grandi.

Le veneri botticelliane dovranno attendere gli Anni Novanta per tornare in auge, basta pensare a Sabrina Ferilli o Maria Grazia Cucinotta.

E il ritorno della maggiorata va a braccetto con i progressi della chirurgia estetica: una Pamela Anderson o una Cristina Del Basso non potrebbero portare a spasso quel décolleté, se non fosse per l’arte del bisturi…