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di Concetta Desando

Lamponi che diventano borse, pesci che si trasformano in cinture, carciofi utilizzati come cappelli. E ancora salvia intrecciata in bracciali e melanzane adattate a ballerine. La moda abbandona i canoni delle passerelle e diventa A matter of taste, una questione di gusto. Parola di Fulvio Bonavia, fantasioso artista che ha associato il food alle tendenze del momento. Decine e decine di creazioni i cui scatti sono raccolti in un libro che sembra più un ricettario da cucina che un testo di fashion style e glamour.

A lei si addice bene il detto “Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”.
A matter of taste è chiaramente un gioco di parole che si riferisce al gusto che possiamo avere nello scegliere un accessorio di moda e al sapore che proviamo in un determinato cibo. Penso, però che parlare della moda come una questione di gusto sia riduttivo in quanto ci sono delle regole e dei canoni che la definiscono.

Come è nata l’idea di associare il mondo della natura alla moda?
Ho ripreso una campagna fotografica fatta per promuovere il made in Italy in Giappone, attraverso l’accostamento del food agli accessori glamour. Da qui è iniziata una ricerca che mi ha portato a sperimentare anche con i fiori.

A chi sono dedicate le sue opere?
Quando ho lavorato alle due serie ho cercato di trovare delle combinazioni che potessero stupire e allo stesso tempo risultare eleganti. Ho cercato di raffigurare cibo e fiori come oggetti di desiderio al pari di bijoux, borse, cappelli e scarpe presenti in passerella. Non avevo in mente un target preciso, alla fine però si è rivelato molto ampio: dalle giovanissime alle signore avanti con l’età.

Sono in vendita?
Non ancora, ma ci sto lavorando. Si potranno acquistare a breve in serie limitate.

Lei ha fatto una mostra a Parigi e una a Hong Kong. E in Italia?
Mi piacerebbe, ma non ho ancora avuto l’occasione di organizzarmi come vorrei. A Parigi, e specialmente ad Hong Kong, sono stati creati alcuni eventi abbastanza importanti che hanno catturato l’attenzione dei media. Per farle un esempio, arrivato in hotel ad Hong Kong c’era la rivista Where to go in HK, in copertina c’era la mia foto e l’invito alla mostra. Ecco, dovrei riuscire a organizzare cose del genere anche in Italia per lanciare la collezione.

Vedremo mai le sue creazioni in passerella?
Sarà un po’ improbabile: non solo perché io non sono uno stilista ma anche perché le mie creazioni, al contrario dei comuni accessori di moda, svaniscono in poco tempo. Quanto basta per scattarli, anzi a volte anche meno! Bisogna essere molto veloci e con le idee chiare: il cibo sotto le luci si deteriora velocemente. Dovrei inventare una sfilata ultrarapida!


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