di Floriana Ferrando

A Natale, dicono, siamo tutti più buoni, dunque in questo periodo dell’anno cosa c’è di meglio di un po’ di beneficenza? Non più solo donazioni via sms e tradizionali raccolte fondi, oggi la solidarietà è anche 2.0: è sbarcato sul web da pochi giorni, si chiama Jumo ed è il social-network nato a sostegno di opere di beneficenza e missioni sociali. A idearlo è stato Chris Hughes, co-fondatore di Facebook, che dopo il devastante terremoto abbattutosi l’anno scorso su Haiti ha voluto trovare un modo semplice e immediato per permettere a chiunque di dare un contributo alle più nobili cause. Già un suo ex collega di Harvard aveva dato vita ad un portale del genere, battezzato Causes.com che si appoggia a Facebook ed è diventato un esempio del ruolo decisivo che internet può giocare in favore di quegli enti no profit che non possono permettersi costose campagne di marketing. Ora il “ragazzo che ha fatto eleggere Obama” (Hughes viene chiamato così perché ha curato la campagna elettorale online del presidente) punta più in alto e dopo mesi di lavoro ecco finalmente in rete il social network che più social, è proprio il caso di dirlo, non si può.

A ispirare Hughes è stato un dato ben preciso: dei 263 miliardi di dollari che gli americani donano in beneficenza ogni anno, il 5,7% arriva da internet. Da qui l’idea di creare una rete sociale volta a sollecitare e agevolare il contatto tra le persone per portare avanti azioni di sostegno e di aiuto umanitario. Ma non è l’ennesimo clone: “Non stiamo cercando di costruire un'altra piattaforma di donazione. Siamo molto concentrati sulla costruzione di una rete sociale dove si possano trovare progetti interessanti  e conoscere le problematiche del mondo - spiega Hughes - Non credo che ci si possa limitare a mettere online una pagina di donazioni e aspettare che le persone tirino fuori le loro carte di credito. Ci vuole tempo perché la gente possa conoscere una causa o un'organizzazione”.

Il social network in questione funziona così: dopo avere effettuato l’accesso sul sito Jumo.com (per il momento possibile solo attraverso un account Facebook), l’utente viene catapultato in una pagina molto simile a quella della piazza virtuale di Zuckerberg dove può cominciare a esplorare la piattaforma alla ricerca delle cause sociali a lui più care. Dovrà rispondere ad un rapido sondaggio che orienterà i visitatori verso i progetti solidali di loro interesse, cercando le iniziative geograficamente più vicine o i progetti abbracciati dagli altri utenti della community. Un messaggio di posta settimanale terrà poi informati sugli sviluppi della missione. Lotta all’AIDS, traffico di minori, problemi ambientali: gli ambiti di intervento sono fra i più vari e sono circa 3500 le organizzazioni presenti sul sito. E niente preoccupazioni: Jumo tutela pienamente gli utenti dalle frodi, consentendo l’accesso esclusivamente ad associazioni di cui sia opportunamente garantita l’essenza non-profit. Insomma, compiere una buona azione non è mai stato così facile.

Jumo (parola di origine africana che significa “insieme in collaborazione”) ha dato il via alla sua maratona solidale da pochi giorni e a giudicare dal numero di iscritti, già oltre 3000, può vantare una partenza col botto. D'altronde Hughes, fin da quando il progetto aveva iniziato a balenargli nella mente, non ha avuto dubbi: "Fondamentalmente credo che la gente abbia un sincero desiderio di essere positivamente impegnata nel mondo che la circonda, ma credo che il mondo virtuale non sia ancora riuscito a soddisfare quel desiderio”. Ora le cose sono cambiate e per donare un  sorriso, con Jumo, basta un click.