di Barbara Ferrara

Poche parole per raccontare il tango, poche regole scritte. Il rivoluzionario ballo argentino è figlio delle periferie e di un secolo, l’Ottocento, che ha cambiato il modo di concepire l'arte e la vita. Cresciuto lontano dalla cultura ufficiale, ha vissuto stagioni luminose e altre oscure e da alcuni anni è tornato prepotentemente alla ribalta. In un’epoca che lascia poco spazio all’improvvisazione, alla passionalità e al dialogo, il tango reclama e si riprende il suo spazio, con l’eleganza e la sfacciataggine che lo contraddistinguono.

Ci si potrebbe chiedere da dove nasca questa nuova tendenza: e se non fosse solo una questione di moda? Se per una volta le ragioni fossero più profonde? Il tango parla ammiccando e con parole non dette va dritto al cuore, passando per le viscere. In cambio non chiede nulla, se non la condivisione di un momento, di un istinto primordiale, di un equilibrio perduto tra uomo e donna.

E mentre impazzano i pregiudizi di genere, razza e classe sociale, il tango mette al bando ogni tabù, libera corpo e mente. Alla faccia delle crisi di identità che tanto fanno discutere sociologi, psicologi ed opinionisti dell’ultima ora, l'uomo guida, e la donna lo asseconda. A ciascuno il proprio ruolo, nel rispetto l’uno dell’altro: uno scambio onesto, aperto e sensuale, una formula che rende questo ballo e questa musica eterni. Capaci di farsi blandire dalle mode ma tenaci nel sopravvivere quando queste guardano altrove.



Il celebre tango di Al Pacino nel film "Profumo di donna": guarda il video da youtube