di Marco Agustoni

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"Let's undress come Ursula"
cit. Dargen D'Amico

Negli ultimi anni il Burlesque è esploso come fenomeno globale e ha conquistato (quasi) tutti, dalla diva in cerca di un nuovo modo di mettersi in mostra alla casalinga di Voghera in cerca di un nuovo modo di divertirsi. Da Tournée di Mathieu Amalric a Burlesque di Steve Antin, anche il cinema ha tentato di fornire una propria versione del fenomeno, e a breve saremo tutti ammaliati dalle aspiranti performer che cercheranno di sedurci a colpi di pizzi e piume di struzzo in Lady Burlesque, reality in onda su Sky Uno le cui selezioni ufficiali sono cominciate l'11 febbraio (scopri gli appuntamenti sulla Guida Tv). Milano, città da sempre recettiva nei confronti delle ultime tendenze, ha fatto sentire la propria voce in capitolo con il Milan Burlesque Award, che si è svolto allo spazio T35 di via Tortona il 18 e 19 febbraio.

Venti performer si sono esibite e sfidate sul palco del T35, dall'italiana (nonostante il nome) Mademoseille Zazie all'inglese Kitty Bang Bang, che hanno messo in scena in eguali dosi sensualità e ironia, in pieno stile Burlesque. “Sensualità e divertimento” conferma un'altra delle italiane in gara, Cherry Bloom, nel descrivere i fondamenti della sua passione. “Burlesque vuol dire sedurre ed essere sofisticati, senza mostrare per forza ogni centimetro di pelle del proprio corpo”. E in effetti qui sta uno dei punti chiave di questi spettacoli: fermarsi appena in tempo. Non è neanche una questione di centimetri di pelle o di capezzoli sapientemente nascosti. È che il Burlesque gioca sulla sottile linea tra sensualità e volgarità, ma riesce sempre - e ci vuole della classe per riuscirci - a non sconfinare. Le esibizioni sono pura gioia, non c'è niente della fredda meccanicità che caratterizza altri tipi di spettacoli che coinvolgono lo spogliarello femminile.

Lo sanno le artiste sul palco del Burlesque Award, che divertono il pubblico e si divertono, e mettono in scena il corpo femminile in tutte le sue declinazioni. Non c'è spazio per le modelle filiformi: in scena troviamo piuttosto donne con le curve, alle volte addirittura strabordanti e burrose come la finlandese Bettie Blackheart. L'immaginario asfittico delle passerelle non arriva, da queste parti. E poi ci sono i costumi, altro elemento fondamentale del gioco. “Uno degli indumenti più importanti del Burlesque è il corsetto, anche se io non lo uso sempre nei miei spettacoli”, spiega Cherry Bloom. E poi ci sono i tacchi, le parrucche, le piume, i reggiseni. Senza dimenticare i caratteristici pasties. Che, spiega Giulia della marca di accessori Burlesque Lovecaine (tra i partner dell'Award), sono quei curiosi tondini colorati per coprire i capezzoli. “All'inizio pensavamo che avremmo venduto soprattutto le magliette, e invece vanno molto di più i pasties”, racconta Giulia. “Li comprano soprattutto le donne sui quaranta-cinquant'anni. Dovresti fare qualche domanda a una delle signore qui in sala”.

In effetti tra il pubblico del Milan Burlesque Award ci sono molti venti e trentenni, ma anche vari signori sulla sessantina abbondante. “Siamo qui stasera perché sono spettacoli divertenti” spiega una coppia di una certa età, “e poi non c'è niente di volgare”. Nel frattempo, sul palco si susseguono le note swing, rock, alle volte addirittura punk degli show. La dark lady Lexie Sexx si esibisce sui cocci di vetro, l'inglese Anna fur Laxis rimane per tutto l'inizio del suo spettacolo di profilo, mostrando alla platea un candido vestito da contadinella, per poi girarsi e rivelare l'altra metà del suo costume, tutto pizzi e nastrini provocanti. Il trucco, l'effetto sorpresa, ecco un altro ingrediente base del Burlesque.

Le varie esibizioni sono esaminate con scrupolo dalla giuria, composta da Mitzi von Wolfgang, Gipsy Charms, Eve La Plume e Fabrizio Filosi, che alla fine della due giorni incoronano la reginetta della serata. Ma diciamocelo, il risultato finale non conta, l'importante è esibirsi e divertirsi. E si capisce che le donne sul palco non lo fanno tanto per gli uomini, quanto per se stesse, per affermare la propria femminilità e gioia di vivere.

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