di Camilla Sernagiotto

Il Belpaese sarà anche famoso per pizza, spaghetti e mandolino, ma nella trinità di stereotipi made in Italy sarebbe il caso di aggiungerne un altro: il design!

La manifattura tricolore, si sa, fa impazzire i buoni intenditori a ogni latitudine, specialmente gli addicted to design che ricercano gusto, stile, eleganza e… ironia da vendere!

E proprio quest’ultima sembra essere la caratteristica essenziale che ogni creazione nata sulla penisola deve avere: dai mobili giganti firmati Alessandro Mendini all’imbuto a forma di Pinocchio creato a quattro mani da Stefano Giovannoni e Miriam Mirri, il design nostrano rispecchia tutto quell’umorismo tipico degli italiani.

E la filosofia della risata (o, meglio, del sorriso) è stata adottata anche dalle numerosissime aziende specializzate in design avanguardistico: dalla Kartell con i suoi sgabelli a forma di nanetto e le sue lampade di plastica che imitano lo stile barocco alla Seletti, che con la sua collezione di piatti, bicchieri e bottiglie di vetro che imitano la plastica usa-e-getta stanno facendo impazzire i più estrosi, la via che il design di casa nostra sta percorrendo volge sempre di più verso l’ironia.

Ma già anni fa mostri sacri del settore avevano intuito l’importanza del fattore giocoso: Bruno Munari, Ettore Sottsass, Piero Fornasetti e Joe Colombo sono solo alcuni dei nomi che hanno aperto la strada a tutti i nuovi designer in erba.

Come? A colpi di colore, forme strane, giochi di parole e doppi sensi!