di Camilla Sernagiotto

C’è chi la ama, chi la odia, chi la studia, chi la evita, chi la considera arte e chi ritiene che si tratti di spazzatura: è la pubblicità, compagna indesiderata o meno di qualsiasi consumatore.

E tra i vari spot televisivi e radiofonici, tra gli annunci promozionali, le reclame e i depliant che inondano i televisori, le autoradio e le cassette della posta di chiunque, esiste un tipo di pubblicità altamente creativa che fa impazzire i cultori del genere: la promozione definita Guerrilla Marketing (Guerriglia Marketing in italiano).

Il nome è stato coniato nel 1984 dal pubblicitario statunitense Jay Conrad Levinson nel suo libro omonimo e la sostanza consiste nello scioccare letteralmente gli utenti finali con mezzi aggressivi in grado di scuotere le coscienze.

O anche solo di impressionare il consumatore.

Dai cartelli con il simbolo Nike posizionati sui cestini della spazzatura per invogliare i passanti a fare canestro con le cartacce anziché gettarle per terra fino ad arrivare a scelte estreme come quella dell’Hard Rock Cafè di Nuova Delhi, che per sensibilizzare il pubblico a non bere alcolici alla guida ha sponsorizzato un’automobile interamente coperta da un telo nero che ha percorso le vie della città con la scritta: “Drinking Driving is as Dangerous”, spesso le soluzioni estreme sono le più azzeccate.

Ma la Guerrilla Marketing non mette le sue armi solo al servizio del sociale, anzi: benché sia la preferita di Unicef, WWF e di tante campagne a favore dell’ambiente e della solidarietà, anche prodotti come il Mastro Lindo e serie tv come Lost, C.S.I. e Romanzo Criminale hanno scelto questo tipo di comunicazione.

Il motivo?

Non puoi girare canale né distogliere lo sguardo, perché la Guerrilla Marketing ti ipnotizza!