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di Floriana Ferrando


Un sito a luci rosse in nome dei diritti degli animali: è l’ultima trovata dell’associazione animalista americana Peta (People for the Ethical Treatment of Animals) per attirare l’attenzione sulle sue battaglie al fianco degli amici a quattro zampe. L’ente no-profit noto per le sue campagne di sensibilizzazione shock ha già utilizzato più volte immagini di nudo per le sue iniziative spogliando star di tutto il mondo, ultima tra tutte l’ex velina Elisabetta Canalis. Ora però il gruppo punta più in alto annunciando il lancio entro la fine di quest’anno di un sito a tripla X, il dominio riservato ai siti porno. D’altronde se il sesso virtuale vende, perché non usarlo anche per una nobile causa?

Dunque, dalle immagini hot a quelle shock. Il nuovo portale web per soli adulti prevederebbe infatti tradizionali contenuti a luci rosse affiancati da video e immagini crude e scioccanti che documentano i maltrattamenti e le sevizie subite dagli animali, inoltre conterrà collegamenti a contenuti dedicati al mondo dei vegetariani e dei vegani. Una trovata discutibile, non c’è che dire, ma quando si tratta di iniziative solidali qualsiasi mezzo è lecito, come spiega Lindsay Rajt, uno dei direttori della Peta: “L’intento è quello di raggiungere un nuovo pubblico di persone, alcune delle quali saranno scioccate da queste immagini che forse non si aspettano di trovare in un sito a luci rosse”. Certo, qualche dubbio sul successo dell’iniziativa è lecito, vedere l’immagine di un maltrattamento su un cucciolo di coniglio o su delle scimmie non è esattamente ciò di cui vanno in cerca gli appassionati di eros virtuale e il sex-appeal del sito rischia di colare a picco, e così anche il numero dei suoi visitatori.

Intanto, però, mentre il sito è ancora in fase di costruzione, il progetto sembra già avere colpito nel segno facendo molto parlare di sé. E poco importa se, fino ad ora, le critiche superano di gran lunga i commenti positivi. I primi ad indignarsi, ancora una volta, sono stati i movimenti femministi.
Peta è accusata di sfruttare la figura della donna alla scopo di attirare l’attenzione sulle sue cause, un atteggiamento inaccettabile per le più incallite tra le attiviste per l'emancipazione femminile: "La Peta è estremamente disonesta - ha detto Jennifer Posner, direttore esecutivo del gruppo femminista Women in Media & News - Loro hanno sempre usato il sessismo attivo come strategia di marketing per attirare attenzione. Il loro uso del sesso ha ottenuto risultati degradanti per la donna". Le critiche continuano su Facebook (dove la pagina ufficiale dell’associazione conta oltre un milione di fan): “Sono totalmente annoiato e disgustato dalla Peta. Ecco un altro motivo per non sostenerla, eppure sono vegano…”, e ancora: “Non importa se il sito non sarà solo e del tutto porno. Le sue campagne sono sempre state degradanti per le donne e questa è la ciliegina sulla torta”.

Insomma, fra salvare le vite di migliaia di animali e la tutela della figura della donna l’ago della bilancia per molti sembra schizzare senza tentennamento alcuno da una sola parte. Ma Peta non ci sta e Rajt abilmente rimescola le carte in tavola difendendo le attività dell'associazione e la libertà di espressione: “I nostri manifestanti, i modelli, tutti hanno scelto liberamente di partecipare nelle nostre campagne. Non è una cosa molto femminista dire alle donne che non possono utilizzare le loro voci, i loro corpi per esprimere la loro idea". Se poi la carta vincente è quella del sesso, poco importa.