Un genio, un visionario, un uomo che ha cambiato il mondo. Da quando Steve Jobs è morto, nella notte del 5 ottobre, milioni di messaggi hanno invaso la rete per ricordare il fondatore dell’azienda di Cupertino. I suoi fan hanno fatto a gara per trovare le definizioni più eccezionali e altisonanti. Sicuramente è il primo guru dell’era digitale che ci ha lasciato ma quando qualcuno ne ha invocato la santità si è iniziato a pensare che, forse, si stava esagerando.

Eppure di miracoli Steve Jobs ne ha fatti, soprattutto per il suo portafoglio. Con il lancio di iMac, iPod, iPhone e iPad ha fatto risorgere la Apple. Oggi l’azienda informatica è una delle sole due compagnie al mondo valutate più di 300 miliardi di dollari (l’altra è il gigante petrolifero Exxon). I suoi miracoli si misurano in vendite. A detta di molti, la più grande capacità di Jobs è stata creare un vero e proprio culto dei suoi prodotti, resi misteriosi e affascinanti grazie a sapienti operazioni di marketing.

Dopo la sua morte, i miracoli continuano. Beneficiaria stavolta è la St. Croix, la marca di abiti che produce i famosi dolcevita neri di Steve Jobs. È quasi impossibile trovare una foto di Jobs negli ultimi vent’anni in cui non indossi il tipico maglione a collo alto. E l’adorazione dei fan nei suoi confronti ha fatto il resto. In un solo giorno, dopo l’annuncio della sua morte, la St. Croix ha visto raddoppiare le vendite dei suo dolcevita. I proprietari dell’azienda sono così felici da aver dichiarato che realizzeranno un memoriale in onore di Steve Jobs – ma hanno ammesso di non sapere ancora esattamente come gli renderanno omaggio.