di Marco Agustoni

Kitten DeVille e Missy Malone: guarda la fotogallery

Leggi l’intervista a Kitten DeVille


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Tutte le seduzioni del Burlesque: guarda l’album fotografico


Sensualità o ironia? Studio certosino o improvvisazione? Ogni professionista del Burlesque ha la sua idea di cosa serva per lasciare il segno sul palco. Dopo aver sentito la pin up californiana Kitten DeVille e l’organizzatore di eventi francese Virgil Riccomi, è il turno della scozzese Missy Malone per dire la sua. L’abbiamo intervistato prima che si esibisse al Salon Le Parisien di via Ascanio Sforza a Milano, nel corso di una serata organizzata dalla Voodoo Deluxe di Riccomi. Ecco cosa ci ha raccontato.

Cos’hai in programma per il tuo spettacolo di stasera?
Stasera metterò in scena uno show nuovo, si tratta di una premiere! Per cui sono molto eccitata, è sempre bello mettersi alla prova con un nuovo spettacolo davanti al pubblico.

Quanto c’è di improvvisato e quanto di studiato, nei tuoi spettacoli?
Nei miei show coreografo tutto quanto, so già prima tutto quel che succederà in che momento. Ci riesco grazie a una pratica continua. Mi sento a mio agio solo se tutto va come stabilito, non mi piace lasciare spazio all’improvvisazione, anche se molte altre performer preferiscono esibirsi in una maniera più libera.

Il Burlesque sta attraversando un momento felice: cosa pensi che ci trovi la gente comune?
Credo che si tratti prima di tutto di un fenomeno di nostalgia: riporta in vita degli anni pieni di glamour e fascino. Oggi sulle riviste o su internet puoi trovare tutto quello che vuoi, puoi vedere corpi nudi ovunque, ma è molto più sexy e divertente stuzzicare, lasciare qualcosa all’immaginazione. E questo rende il Burlesque gradevole anche per le donne, che non si lasciano intimidire nel vedere altre donne spogliarsi, ma anzi lo apprezzano.

Per te invece cosa rappresenta, il Burlesque?
È la mia vita! È sia il mio lavoro che la mia passione e tutto quel che faccio ha a che vedere con il Burlesque: creare costumi, ballare e tutto il resto.

Quando hai capito che per te sarebbe diventato un vero e proprio lavoro?
All’inizio non l’ho proprio capito! Quando ho cominciato avevo solo diciassette anni, lavoravo in un circo e i miei numeri avevano sempre elementi - musica o costumi - presi dagli anni ’50. Per cui penso che già facessi degli show Burlesque, senza però rendermene conto.  Dopodiché ho studiato molto, mi sono allenata e, quando è diventato un fenomeno mondiale, mi sono trovata a essere la persona nel posto giusto e al momento giusto.

Quanto sei differente nella vita di tutti i giorni dal personaggio che porti in scena sul palco?
Non così tanto, in verità. Penso che alcune performer siano molto diverse da come si mostrano nel corso degli spettacoli, ma per me è tutto molto naturale. Lì sopra, sul palco, sono semplicemente io che mi diverto e ballo, in primo luogo per me stessa, e poi per il pubblico.

Cosa consiglieresti a una ragazza che volesse diventare una performer Burlesque?
Sii sempre professionale e fai in modo di essere in controllo della tua carriera, non lasciare che qualcun altro ti dica cosa devi fare. Per quanto riguarda gli spettacoli, compi delle ricerche, cerca di assicurarti che nessun’altra abbia già usato quel costume o quella musica. Alle volte capita, ma se sei preparata è più difficile. Allenati e riprenditi mentre lo fai, perché se quello che vedi non piace a te, allora non piacerà a nessuno.