di Federico Guerrini

Un nuovo fenomeno terrorizza i commercianti americani: stazioni di servizio, “convenience stores” (drogherie dove si trova un po' di tutto) e filiali di grandi magazzini come Sears o di catene di abbigliamento come Armani Exchange e Victoria's Secret sono stati presi di mira nei mesi scorsi da una serie di “flash rob”. Parenti snaturati dei flash mob, raduni spontanei e improvvisi organizzati attraverso la Rete, non costituiscono come i loro predecessori una maniera di dar sfogo alla propria creatività, o di protestare ma, più prosaicamente, servono a svaligiare i negozianti, portando loro via, in brevissimo tempo, grandi quantità di merce.

Protetti dall'anonimato e dalla forza della folla, decine di ragazzini fra i quindici e venticinque anni si danno appuntamento, usando spesso per coordinarsi social media come Facebook e Twitter, davanti alla vetrina di un punto vendita. Entrano come uno sciame di cavallette e davanti allo sguardo impaurito e impotente dei commessi, fanno incetta di tutto quello che possono, per poi uscire sorridendo soddisfatti.

Sanno che la loro bravata, immortalata dalle telecamere di sorveglianza, finirà presto su YouTube o su un altro sito di video-sharing e la cosa, lungi dal preoccuparli, li lusinga. I primi fatti di cui si ha notizia, risalgono ad aprile. Un gruppo di una ventina di ragazzotti si è introdotto in un negozio di jeans di Washington e ha portato via – ovviamente senza pagare - merce per ventimila dollari.



In seguito il fenomeno ha contagiato altre città americane: come Germantown, in Maryland dove un'orda di adolescenti ha saccheggiato un convenience store, portando via dolci, snack e altre piccola mercanzia.
L'impiegato ha attivato un sistema d'allarme silenzioso, collegato alla vicina centrale di polizia, ma le forze dell'ordine sono arrivate quando la “festa” era già finita.



A Chicago è successo qualcosa di molto simile; l'emittente taiwanese Nma ne ha approfittato per realizzare una delle sue ricostruzioni animate che sfiorano la caricatura.



Il video di Nma ha suscitato commenti indignati su YouTube. Non tanto per la scarsa qualità dell'animazione, quanto per il fatto che i ladri raffigurati avessero la pelle bianca. Già, perché il problema dei flash rob, che nel frattempo, dopo aver “sconvolto” Dallas, Philadelfia, Las Vegas, ha superato le frontiere degli Usa arrivando fino a Ottawa, in Canada ha assunto, in alcune ricostruzioni giornalistiche, connotati razziali.

È un fatto che la stragrande maggioranza dei partecipanti a queste azioni, come emerge dai video, siano di colore, e tanto è bastato a testate come il Christian Science Monitor o l'ultra conservatore Drudge Report per parlare di rivolte etniche, evocando lo spettro dei disordini che qualche decennio fa misero a ferro e fuoco i ghetti di Chicago.

Altri commentatori sono più tolleranti, parlano di “ragazzate” fatte più per il gusto del rischio e dell'adrenalina che per arricchirsi col bottino. E, dopo che un gruppo di una decina di ragazze aveva rapinato un negozio, nuovamente a Washington, le reazioni di qualche passante sono state piuttosto sorprendenti.



“Con la situazione attuale dell'economia, non è da scandalizzarsi se questi ragazzi rubano – è stato più o meno il tono delle risposte”. Tanto che il sindaco della città, Vincent Gray, è stato costretto a rilasciare un comunicato ufficiale, per ricordare che la legge è chiara: “Rubare agli altri è sempre un reato, e non ci sono scuse per questo tipo di «incidenti»”.