Gallery: Quando la statua è Vip

di Eva Perasso

Il 1984 fu un anno importante per Apple, che lanciò il suo Macintosh, ma anche per una allora piccola società informatica ungherese, la Graphisoft: sui suoi software ancora sconosciuti, scoperti da Steve Jobs nel corso di una fiera in Germania, Apple decise subito di investire, dando capitale e computer al suo fondatore.
Proprio questo intervento fece la fortuna della piccola azienda a conduzione familiare, che in tempi di regime comunista non aveva opportunità di sviluppare il suo business in alcun modo. E per questo motivo la stessa Graphisoft (oggi ingrandita) ha deciso di onorare Jobs, alla notizia della sua morte, con una statua in bronzo che lo raffigura ad altezza uomo, posizionata all’interno del parco tecnologico di Budapest, sede dell’azienda stessa ma anche di un istituto di tecnologia.
La statua in bronzo di Jobs lo ritrae in piedi, intento a camminare, con addosso i suoi occhialini e l’immancabile maglietta a collo alto. La placca che illustra il nome del personaggio ha, nemmeno a dirlo, la forma di un iPad. È stata disegnata da un artista ungherese, Erno Toth, ed è la prima dedicata a Steve dalla sua morte, lo scorso 5 ottobre.

Ma Steve non è solo: tra i personaggi dello spettacolo, cultura e industria mancati negli ultimi anni, vi sono molti nomi che sono stati omaggiati con riproduzioni fedeli. La moda comunque contagia anche i vivi, a dire il vero. E non parliamo solo dei famosi lavori che campeggiano esposti nei musei delle cere di tutto il mondo: il busto vip si trova anche nelle forme artistiche più strane e incredibili.

Questa volta però, più che condottieri o intellettuali, sono quelle delle celebrità le statue più diffuse. E i materiali usati danno spazio alla fantasia. C’è per esempio un artista australiano, Ivan Lovatt, che si è specializzato in busti di personaggi famosi ricreati usando la comune rete metallica per pollai. Tra le sue opere migliori: Mick Jagger e Grace Jones. La pixelart invece ha folgorato e ispirato il designer olandese Sevenheaven, che ha costruito i busti di Jobs e del co-fondatore di Apple Steve Wozniak mettendo insieme mattoncini stile pixel.

Irriverente e ormai famoso in tutto il mondo, invece, è il newyorchese Daniel Edwards: lo scultore ha fatto parlare di sé per aver ritratto una Michelle Obama in versione africana, con seni di fuori. Ma anche – ancora una volta – un Jobs sul letto di morte, e una Amy Winehouse in bronzo. Fino a una Britney Spears partoriente e a un Justin Bieber unito (e nudo) come un gemello siamese alla star Selena Gomez. Tutte le sue opere sono richiestissime nelle gallerie di tutto il mondo.

Un po’ come le creazioni di Marc Quinn: in una recente esposizione in cui traeva ispirazione dalle trasformazioni dovute alla chirurgia plastica su vip e persone comuni, ha realizzato una testa di Michael Jackson, di grandi dimensioni e dalla somiglianza impressionante. Mentre sempre a proposito di visi famosi, David Mach ricrea con i fiammiferi (tutti ancora da accendere) i volti delle star passate. La sua opera più nota: il viso di Che Guevara tempestato di cerini.