di Camilla Sernagiotto

In arte tutto fa brodo.

O meglio: tutto fa zuppa, se si tratta di Scott Campbell.

Uno con un simile cognome warholiano non poteva non diventare una stella della Pop Art.
Eppure di Pop c’è ben poco nei suoi lavori: teschi, tinte cupe, sfondi neri come la pece…

Molti la etichettano come “iconografia della working class”, fatta di Madonne addolorate, teschi, pistole, sigarette e violenza allo stato puro, il tutto inciso con il laser in pacchi di dollari sovrapposti.

E di questa sua “iconografia della working class” vanno pazzi sia i ragazzini tatuati sia i musei blasonati: da Miami a Milano, da Londra a Los Angeles, la stella Campbell sta brillando nel firmamento artistico contemporaneo.

Eppure il suo nome è legato anche a un altro firmamento: quello delle Star hollywoodiane.

Dopo una lunga gavetta da tatuatore di gang a San Francisco, Scott ha fissato il suo quartier generale a New York, più precisamente a Brooklyn, aprendo i battenti del Saved, il suo tattoo studio frequentato da divi del calibro di Robert Downey Jr., Orlando Bloom, Marc Jacobs, Sting, Josh Hartnett e Courtney Love.

E tra un avambraccio di diva e un polpaccio di Rock Star da tatuare, non è certo rimasto con le mani in mano: Scott Campbell ha trovato il modo di entrare nella Hall of Fame non solo come personal tattooist di Hollywood, ma anche come artista con la “a” maiuscola, apprezzato sia da pubblico sia da critica.

Un'arte che lascia il segno, proprio come i suoi tatuaggi.