di Camilla Sernagiotto


Raperonzolo pelata seduta su un letto d’ospedale mentre fa la chemio, Biancaneve con quattro figli che sgobba mentre il principe azzurro guarda la caccia alla volpe in tv con i piedi sul tavolino, Cappuccetto Rosso obesa con un cestino pieno di hamburger e patatine del McDonald’s, la Sirenetta rinchiusa in un acquario e Bella sotto i ferri del chirurgo plastico: queste sono le Fallen Princesses di Dina Goldstein, protagoniste di altrettanti scatti originalissimi in cui la fotografa più amata dalle femministe dell’ultima ora ritrae con estremo realismo la crudeltà della vita.

Madre di una bambina di tre anni in piena età da Principesse Disney e favole con l’happy ending assicurato, la Goldstein ha deciso di ritrarre la vera fine che ciascuna Cenerentola e Pocahontas hanno fatto, ossia l'epilogo della maggior parte delle donne: insoddisfatte, sole, frustrate e malate.

Tutto nacque proprio dalla concomitanza della favola di Raperonzolo sul comodino della sua bambina e della orribile notizia del cancro al seno di sua madre: da qui Dina ha voluto aprire lei stessa gli occhi e farli aprire alle milioni di ex bambine che ancora aspettano che il Principe Azzurro scenda dal cielo come un deus ex machina che risolverà ogni loro problema.

Ebbene, il Principe Azzurro non esiste, o meglio: esiste, ma è Azzurro a furia di lavatrici che sarete costrette a fargli per il resto dei vostri giorni senza che vi dica mai un grazie.

Abbiamo incontrato Dina Goldstein per chiederle com’è nata la sua meravigliosa collezione fotografica di Principesse decadute ed ecco cosa ci ha raccontato.


Cosa ti ha ispirato per il tuo progetto di Fallen Princesses?
Innanzitutto mia figlia Jordan: ha tre anni ed è in piena fase-principessa. Ho libri con principesse protagoniste dappertutto, quaderni e zainetti con le loro immagini… Sono totalmente imbevuta dell’immaginario tipico delle bambine, ma ho deciso di dargli un taglio decisamente più realistico.

Qual è stata la prima immagine da te ideata?
La primissima della serie è stata Raperonzolo. Mi è venuta in mente l’idea della principessa celebre per la sua preziosa chioma che diventa pelata a causa della chemio, dopodiché sono passata a distruggere le illusioni delle altre protagoniste delle fiabe e delle favole più famose.

Qual è il messaggio che le tue fotografie veicolano?
Sono una fierissima realista e inizialmente pensavo a una serie di scatti in cui personaggi mitici e sempre sorridenti come le principesse si trovassero ad affrontare i problemi di tutti i giorni, quelli di cui solitamente le favole non parlano. Poi, però, la collezione ha preso una direzione tutta sua, vivendo di una vita propria: ciascuno ci vede quello che vuole vedere in un’ottica totalmente soggettiva.

A quale delle tue principesse ti senti più vicina?
Mi rivedo molto in Biancaneve e in Cenerentola, soprattutto quando devo pulire la casa e fare la lavatrice…

Qual è l’immagine che preferisci?
In assoluto quella di Raperonzolo, che infatti è anche la prima. La ideai in un brutto periodo, quando diagnosticarono a mia madre il cancro al seno.