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di Eva Perasso

“Lolita, luce della vita mia, fuoco dei miei lombi”. A parlare è Humbert nelle prime pagine di Lolita di Nabokov, il Professore incestuosamente innamorato e bramoso delle carni della sua alunna. Ai milioni di lettori che negli anni hanno cercato di immaginarne le fattezze fisiche, al di là della versione cinematografica di Kubrick, l’autore offriva qualche particolare, lasciato alla bocca dello stesso Humbert: “(…) ho gote ben sbarbate, mani muscolose, voce profonda e spalle larghe (…)”. Ma se le descrizioni non fossero sufficienti, oggi un artista di Brooklyn, Brian Joseph Davis, offre una soluzione scientifica al dubbio.

Metodo CSI - L’artista infatti ha appena pubblicato il suo progetto The composites (questo il Tumblr): una rappresentazione grafica dei ritratti di una quindicina tra i personaggi più famosi della letteratura, scientifica a tal punto da utilizzare i software normalmente in uso dalla polizia per preparare gli identikit dei ricercati. Come lo definisce The Atlantic, il risultato è un mix incredibile tra 1Q84, ultima fatica di Murakami, e il serial CSI. I personaggi, per chi ha amato i testi da cui sono tratti, fanno impressione per quanto sembrano vivi e l’egida scientifica sotto cui nascono alimenta ancor più la convinzione che essi non possano essere esistiti… se non così. Almeno nella mente di chi li ha creati.
Per arrivare al risultato finale Brian Joseph Davis ha utilizzato il software di riconoscimento facciale Faces ID 4.0, usato da tribunali, criminologi, autorità di polizia. Nel suo catalogo sono custoditi oltre 10mila volti possibili. E per arrivare a decretare quale appartenga al professor Humbert, sono state usate proprio le parole descrittive del personaggio uscite dalla penna di Nabokov. Mischiando letteratura e tecnologia, dunque, nel 2012 anche un protagonista degli anni Cinquanta può prendere forma, come una persona in carne e ossa.

Murakami, Gibson, McCarthy - Humbert è in buona compagnia, nel catalogo umano di personaggi cui è stato dato un volto in versione identikit poliziesco. C’è anche Aomame, la trentenne protagonista femminile dell’ultima fatica di Murakami Aruki, e di essere catalogata da un software di polizia avrebbe ben donde, visti gli omicidi seriali da lei compiuti. Murakami la descrive come una donna con un orecchio deforme rispetto all’altro, sempre coperto dai capelli, nemmeno un centimetro di adipe in più, la bocca sottile come una linea. Detto, fatto. Il software trasforma le sue parole in immagine, rigorosamente in bianco e nero. Insieme all’omicida Aomame si trovano creature come Finn, protagonista del libro-manifesto del cyberpunk, Neuromante di William Gibson con il suo sguardo enigmatico che abbozza un sorriso, o il giudice Holden “enorme, glabro e bianco come un infante smisurato”, uscito dalla penna e dalla mente di Cormac McCarthy in “Meridiano di sangue”.

Da Emma Bovary a Mr. Ripley - Quasi tutti i personaggi scelti, comunque, hanno a che fare con la giustizia: c’è per esempio l’investigatore privato Sam Spade (“un Satana biondo”) tra i protagonisti del giallo “Il falcone maltese” di Dashiell Hammett, famoso soprattutto per la versione cinematografica interpretata da Humphrey Bogart. E c’è l’osannato (dal cinema) Tom Ripley, assassino protagonista dei romanzi di Patricia Highsmith (in italiano “L’amico Americano”), cui vari registi hanno dedicato trasposizioni su grande schermo, fino all’ultima e più nota interpretazione di Matt Damon nel Talento di Mr. Ripley.
E tra i molti, si trovano anche alcuni classici che hanno fatto sognare (e piangere) intere generazioni. Emma Bovary, la madame più conosciuta per le vicissitudini sentimentali di Gustave Flaubert, si mostra come la descrive l’autore: pallida, bianca come un cencio, sguardo vago, parlava della sua vecchiaia dopo essersi trovata tre capelli bianchi sopra la tempia. Tra gli intramontabili personaggi maschili, non è stato risparmiato nemmeno il protagonista di Jane Eyre, Edward Rochester, cupo e affascinante nel suo mistero, dai capelli neri, naso importante, fronte squadrata e carnagione color oliva.

Per cominciare a dare vita ai primi personaggi, l’artista americano ha attinto dalla libreria di casa, testi cartacei ma anche qualche ebook. Per continuare, ora chiede aiuto ai lettori, alla loro memoria e agli scaffali su cui tengono i libri preferiti. Non è semplice infatti trovare autori che descrivano con dovizia di particolari i loro personaggi. Ma con l’aiuto di tutti, Brian conta di aumentare presto il catalogo degli identikit letterari.