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di Floriana Ferrando

La mente si rilassa e il corpo si aggroviglia su se stesso. Il maestro Lahiri Mahasaya - padre dello yoga del XIX secolo – rabbrividirebbe di fronte ad una tale descrizione, ma in sostanza è quello che accade durante una tradizionale lezione di yoga. O durante la National Yoga Asana Championship, i campionati nazionali di yoga tenutisi nei giorni scorsi all’Hudson Theater di New York.

La gara – 150 atleti provenienti da 32 paesi e tre minuti a disposizione per assumere alla perfezione sette “asana”, le posizioni utilizzate soprattutto nello Hatha Yoga per incanalare l'energia verso specifici punti del corpo e raggiungere il benessere psico-fisico.
Così fra una contorsione delle gambe e una passeggiatina sulle mani, l’ex ballerina di Orlando Afton Carraway e l’insegnante di yoga Jared McCann hanno conquistato i pareri favorevoli della giuria aggiudicandosi il podio per la categoria femminile e maschile. Oltre alla possibilità di esibirsi ai campionati internazionali di Los Angeles il prossimo giugno.

La performance di Afton Carraway



In tutto questo ordinato sforbiciare di gambe in aria l’aspetto meditativo dello yoga, disciplina antistress per eccellenza, rischia di finire in secondo piano. Rajashree Choudhury, fondatrice della USA Yoga (United States yoga Federation), l’organizzazione che ha promosso i campionati, ammette che queste gare sono incentrate sulle prodezze fisiche dello yoga allo scopo di sottolinearne il lato sportivo e stimolare l’interesse di atleti che potrebbero storcere il naso di fronte alla sola dimensione spirituale della materia.

Verso le Olimpiadi? – Non c’è dunque da stupirsi se l’obiettivo della Choudhury e del marito – fondatore del Bikram Yoga, una serie di 26 posizioni da assumere in una stanza riscaldata a circa 105 gradi Fahrenheit (per questo conosciuto anche come “hot yoga”) – sia quello di fare approdare la disciplina alle Olimpiadi, alla stregua di un qualsiasi altro sport. D’altronde le posizioni che si assumono durante una meditazione yoga non sono poi così distanti dalla ginnastica ritmica
Dell’ambizioso progetto si leggeva già qualche anno fa sulle pagine del New York Times, quando la coppia emigrata dall’India a Los Angeles sognava ad occhi aperti dicendo che era “un progetto lontano” e ancora molto lavoro doveva essere fatto per realizzarlo. Oggi, a distanza di tre anni, la USA Yoga ha chiesto al Comitato Olimpico degli Stati Uniti il riconoscimento ufficiale, nella speranza di poter formare una federazione internazionale di yoga e di qualificarsi per i Giochi Olimpici del 2016.

Sì o no?
- Il responso non è ancora noto ma già le polemiche si sprecano. I puristi della disciplina non ne vogliono sapere sostenendo che, introducendo la competizione, si snaturerebbe il senso più profondo dello yoga, come spiega l’appassionata Roseanne Harvey di Montreal, in Canada: "Le radici dello yoga si fondano sull’auto-accettazione, la non-violenza e la compassione verso sé e gli altri. Quello che stiamo cercando di fare è incoraggiare gli studenti a non sentirsi in competizione”. L’istruttrice Mary Catherine Starr rincara la dose: "Rendendo lo yoga uno sport olimpico lo si priva di quell’aspetto personale e intuitivo che lo caratterizza da sempre (…) Inoltre spingersi oltre il limite per vincere non fa parte dello yoga, che invece è volto ad onorare le proprie potenzialità”.
Ma chi ha fatto dello yoga uno stile di vita ha voglia di mettersi in gioco e pensa che la contaminazione con il mondo dello sport potrebbe funzionare: “Lo Yoga cambierà la nostra visione dello sport stesso”, ha detto Joseph Encinia, il ventiseienne campione mondiale in carica di yoga Asana. E di fronte alle critiche scandalizzate, la Choudhury replica: "Ma lo Yoga non insegna alle persone a non giudicare?”.