di Camilla Sernagiotto

A una prima occhiata, qualcuno potrebbe scambiarli per opere di Paul Klee e Piet Mondrian.
Addirittura lo zampino di Yves Klein sembrerebbe esserci dietro a quell’immagine bluastra puntinata da goccioline gialle, ma l’unico modo per far risalire quell’opera all’artista francese patito di blu oltremare è che quello sia lo scotch che stava bevendo mentre dipingeva.

Si tratta infatti di scotch visto al microscopio, così come tutte le altre opere presenti nella galleria virtuale del sito BevShots altro non sono se non strutture molecolari di cocktail e bevande alcoliche di ogni tipo.

Tutto ebbe inizio con la trovata geniale dello scienziato Michael Davidson e di Lester Hutt che, studiando la composizione chimica, gli spettri rotazionali e quelli vibrazionali dei loro beveroni del cuore, ne scoprirono la bellezza a livello estetico: dal rhum puro al White Russian tanto amato dal Drugo Jeffrey Lebowski, gli alcolici visti al microscopio sono un’esplosione di colori, movimenti e forme geometriche che nulla hanno da invidiare a tanta arte.

E dalla trovata geniale al business il passo è breve, così Mr. Hutt e Mr. Davidson hanno deciso di commercializzare quelle opere artistiche, trasformandole in stampe fotografiche, quadri incorniciati e gadget di ogni tipo che vanno a ruba sia tra gli appassionati di astrattismo sia tra i cultori di quel genere di “arte” che anziché ergersi su un piedistallo poggia sopra i sottobicchieri del bancone dei bar.