di Floriana Ferrando

Per conquistarlo, niente inviti galanti a cena, piuttosto un check-in su Foursquare. O, meglio ancora, un’infografica sulle vostre relazioni sociali. Magari condita dalla percentuale di successi ed insuccessi amorosi: a fare impazzire un “datasexual”, nuova categoria maschile dell’era digitale, sono i dati. In tutte le loro forme.

Identikit del datasexual – La nuova figura maschile nasce come alter ego digitale del già noto metrosexual. Riferito all’uomo di città (“metro”, appunto), il termine è apparso per la prima volta nel 1994 sulle pagine del quotidiano The Indipendent a firma di Mark Simpson, che lo utilizzò per identificare quel maschio tipico delle grandi metropoli attento all’estetica, tanto da ricorrere a make-up e abbronzatura artificiale, il tutto ostentato con la giusta dose di vanità. Ora il metrosexual, dopo essersi assicurato un look impeccabile, prende in mano smartphone di ultima generazione e pc e si trasforma in “datasexual”. Ma a lui non basta essere presente online con qualche aggiornamento di stato sui social-network e saltuari caricamenti video su YouTube, il datasexual "è continuamente collegato, registra ossessivamente tutti gli aspetti della sua vita” grazie all’utilizzo dei più svariati e moderni gadget tecnologici. E’ un indomito self-tracker, termine con cui si intendono le persone che tengono traccia di tutte le azioni compiute durante una giornata.

Sedotto dai dati – Numeri, grafici, schemi: tutto ciò che contiene un dato, di qualsiasi genere esso sia, è interessante agli occhi di un datasexual. Tanto da trovare dati e numeri addirittura sensuali. È questa la peculiarità del nuovo maschio dell’era digitale: adora registrare schematicamente tutto ciò che riguarda la sua vita personale. E più dati ci sono, più il proprio status risulta attraente. Una tendenza, questa, che sembra andare a nozze con le ultime trovate in fatto di applicazioni web, basti pensare a PlaceMe, funzionalità di monitoraggio ambientale del proprio dispositivo mobile in grado di spiare ogni nostro movimento. O Nike+ FuelBand, il gadget che pare pensato apposta per gli schiavi dei dati.
Non solo raccolta, comunque, ma anche visualizzazione. Il datasexual va pazzo per le infografiche, che con quella facilità di lettura e chiarezza dei contenuti rendono più sexy i propri dati.

Diverso dagli altri – Insomma, quella del datasexual è solo l’ultima delle categorie che si va ad aggiungere a una già folta classificazione degli amanti della tecnologia. Attenzione, però, a non confonderlo con i già inflazionati nerd, geek e hipster. Prendiamo i nerd. Follemente innamorati di tutto ciò che è tecnologico, non si curano affatto del proprio aspetto e sono tendenzialmente sociopatici. Al contrario, il datasexual è curato nella vita virtuale come in quella reale e poi è tutt’altro che introverso: narcisista e farfallone, grazie ai social network per lui non è mai stato così naturale flirtare e abbordare ragazze.
Poco a che fare anche con gli hipster: il datasexual non esibirebbe mai online una foto che lo ritrae con un abbigliamento bohemien, tipico strascico della cultura pop che caratterizza questa ristretta categoria amante della tecnologia più per moda che per vera passione. Infine, non adora solo i mondi virtuali, come un normale geek, quello che lo fa impazzire sono i dati. Dunque, non resta che dare ragione allo Chief Economist di Google, Hal Varian: “Il lavoro più sexy del prossimo decennio sarà l’esperto di statistica”. Per la gioia di ogni datasexual che si rispetti.