di Andrea Pira

Il mondo ha un nuovo supereroe, nato oltre la muraglia cinese. La sua prima missione: proteggere il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in visita nella Repubblica Popolare. Captain China, il personaggio uscito dalla penna e della fantasia dei sino-statunitensi Chi Wang e Jim Lin, resta tuttavia il primo, grande supereroe comunista.

Niente parodia - All'inizio doveva essere un gioco, spiegano gli autori, una parodia degli eroi americani trasportata nella realtà cinese. Già dal nome il personaggio riecheggia infatti il più noto Capitan America. Lo stesso abbigliamento riprende le tinte patriottiche del supereroe statunitense. Tanto l'originale è vestito con una tuta che simboleggia la bandiera a stelle e strisce, così il secondo è avvolto in un'uniforme rossa con le cinque stelle gialle sul petto. Mentre allo scudo di Capitan America il suo emulo cinese preferisce una pistola Mauser  C96 risalente alla Seconda Guerra Mondiale.
La vena parodistica è però stata abbandonata dopo un viaggio dell'autore a Shanghai nel 2009. “Ovunque mi girassi”, scrive Chi Wang nell'introduzione, “c'era una fusione unica di moderno e antico. Da una parte non vedevo che centri commerciali, fast food e cambia valute. Non qualcosa di troppo diverso dall'America. Allo stesso tempo però notavo la presenza di guardie a ogni angolo. Sono rimasto affascinato dal coesistere di ideali comunisti e comportamenti capitalistici. Pensavo a come sarebbe stato ambientare un supereroe in un posto del genere e così ho deciso di ripensare il personaggio”.

Da Mao a Obama - La storia affonda le radici nel periodo maoista. Captain China è l'ultimo sopravvissuto di un programma per creare supereroi avviato alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, durante il Grande Balzo in Avanti, l'utopistico progetto di sviluppo cinese che nelle intenzioni dei leader cinesi, Mao Zedong in testa, avrebbe dovuto rivoluzionare gli animi dei cinesi ancora troppo legati alla tradizione e trasformare il Paese in una potenza nel giro di pochi anni, ma il cui risultato fu la morte di milioni di persone e un periodo di grave carestia.
Ibernato per decenni, l'eroe si trova catapultato in un'altra epoca, in cui agli scontri ideologici della Guerra Fredda si è sostituita la globalizzazione. In questo nuovo contesto il superuomo maoista si trova addirittura costretto a cambiare nome. Non più “il Liberatore”, ma Captain China appunto.
E se in alcune tavole compaiono riferimenti stilistici ai poster di propaganda maoista in voga durante gli anni Sessanta e Settanta, tuttavia nessuno dei personaggi, per primo il protagonista, ha fattezze cinesi. “Una scelta puramente basata sul nostro stile”, ha spiegato Chi Wang a SKY.it, “Jim Lai (il disegnatore, ndr) è influenzato dal tratto statunitense e di Hong Kong. In realtà non c'è stata volontà di rendere i personaggi più occidentali o più cinesi. Un po' come succede per i manga giapponesi”.

Supereroi non occidentali - Captain China si unisce così alla schiera di supereroi che fanno concorrenza all'ormai sorpassato monopolio occidentale sul genere. L'esempio più noto è quello dei “99”, il gruppo di personaggi ideati dal kuwaitiano Naif-al-Mutawa, ognuno dei quali rappresenta uno dei nomi di Allah e una virtù islamica per combattere insieme il Male (Guarda la Gallery).
La stessa Dc Comics ha affiancato a Batman un aiutante come Nightrunner, il cui alter-ego è un ragazzo di origine algerina e musulmano delle banlieue francesi, che ha fatto gridare allo scandalo i settori più conservatori della destra statunitense.
Captain China, edito sia in inglese sia in cinese, mira a raggiungere un pubblico ampio: “Il libro è stato fatto principalmente per i cinesi, ma spero possa essere interessante anche per gli occidentali.” ha aggiunto Chi Wang, “La storia è strutturata in modo che i lettori cinesi possano leggerla riconoscendo un proprio sistema di valori, lo stesso per gli statunitensi, ma da un'altra prospettiva”.