di Camilla Sernagiotto

Barbie ha perso l’appetito: non mangia, non ride, piange e si attacca alla bottiglia.

No, non è un nuovo set da collezione della bambola più famosa del mondo, ma la versione che di lei ne fa Dina Goldstein, fotografa canadese che ama dissacrare i miti delle bambine.

Lo aveva fatto con le principesse Disney, che avevano fatto una brutta fine (altro che “e vissero felici e contente…” ): Cenerentola alcolizzata, Raperonzolo senza capelli a causa della chemio, Cappuccetto Rosso obesa a furia di Happy Meal di Mc Donald’s portati alla nonnna e mangiucchiati strada facendo…

Ora la nuova vittima della Goldstein è la reginetta di tutte le bambole, ossia la Barbie.

Il progetto fotografico battezzato In the dollhouse ci fa vivere un tour inedito all’interno delle pareti di casa Mattel che mai ci saremmo aspettati: una Casa di bambola che ricorda più Ibsen che non la favolona rosa shocking di cui tutte la bambine sono state protagoniste almeno una volta nella vita.

L’obiettivo di Dina ha infatti un solo altro obiettivo: far emergere la consapevolezza.

Questa viene a galla gradualmente, a furia di indizi disseminati per casa che iniziano a rendere alquanto sospettosa Barbie, facendo sì che una domanda l’arrovelli: ma Ken è gay?

Se alcune delle immagini strappano un sorriso, come quella in cui Ken si depila o calza scarpe con il tacco, altre sono emblemi a colori di disperazione pura.
La più toccante è quella in cui Barbie si taglia i suoi famosi boccoli biondi, indossa giacca e cravatta e tenta di assomigliare il più possibile a un uomo per farsi accettare dal suo Ken.

Ma non potrà funzionare.
Addio ancora una volta all’Happy Ending.