di Linda Avolio


L’arte come esperienza di vita. Volendo riassumere al massimo, è questa la filosofia che sta dietro a DDG Project, “nome d’arte” dietro cui si cela Davide De Gregorio, musicista, cantante, scrittore e autore.
Il suo album d’esordio è uscito il 22 maggio del 2012, e il titolo suona come una vera e propria dichiarazione d’intenti: Chaos non è infatti solo disordine, semmai l’insieme di una gran moltitudine di cose, che possono essere diverse ma non per questo senza punti di contatto.

Sky.it l’ha intervistato, ed ecco cosa ci ha raccontato.

Chi è Davide De Gregorio?
E’ una persona che si occupa di canzoni. Non mi piace usare definizioni univoche, tipo “è un musicista” o “è un cantante”. Il mio è un processo creativo a 360 gradi, una sorta di lavoro artigianale.

Com’è nato il suo primo album?
In modo molto naturale. Racchiude tutto quello che ho visto, che ho vissuto e che ho imparato. E’ quello che sono e quello che sono stato, dalla musica che ascoltavo da bambino fino a oggi. E' anche un percorso di ricerca, perché ho la necessità di fare sempre nuove esperienze. Potrei quasi definirlo una sorta di “diario della mia vita”, in cui sono contenuti i viaggi che ho fatto, le persone che ho conosciuto e le esperienze che ho vissuto.

Chaos è un lavoro molto elaborato: quanto tempo c’è voluto per realizzarlo?
Abbastanza, perché appunto è costruito “artigianalmente”, strato dopo strato. Certo, è un album ricco, complesso, ma penso sia anche molto diretto. L’arte dev’essere fruibile, altrimenti non c’è comunicazione. Per me l’avanguardia è la semplicità.

Cosa intende quando dice che il suo non è un genere ma un “anti-genere”?
La mia concezione di musica non può essere racchiusa in un genere, al massimo in più generi che alla fine si mischiano tra loro, e il risultato è più della classica somma degli addendi…per cui mi piace definire la mia musica un anti-genere, qualcosa che va al di là del concetto di genere.

Il video della title track Chaos è un vero e proprio pezzo di videoarte: com’è l’ha realizzato?
Il video di Chaos nasce dall’incontro di due folli: il sottoscritto e il regista Emanuele Giusto (in arte Kantfish), un vero e proprio visionario, regista, fotografo e scrittore! Eravamo a Madrid e ci siamo detti: perché non descrivere il casino che vediamo attorno a noi? Perché non cercare di renderne la sostanza in forma visiva? Il risultato è un videoclip che si discosta dai classici video promozionali per abbracciare invece la videoarte. L’aspetto visuale amplifica perfettamente il messaggio contenuto nel pezzo.

Domanda secca: cos’è per lei l’arte, se dovesse definirla con poche parole?
E’ tutto ciò che viene espresso che poi viene reinterpretato. Ci sono cose affascinanti ma “meccaniche”. Riparare qualcosa, per esempio, richiede una grande abilità e una grande capacità manuale, ma quello non è e non può essere arte, perché manca l’interpretazione. Che poi è diversa per ogni persona, chiaramente, però penso che sia proprio il fatto che ci sia comunicazione, e quindi interpretazione, il punto caratteristico dell’arte.

Qui sotto, il video di Chaos: