di Camilla Sernagiotto

Se non è vintage, non è fashion.
Ecco cosa passa per la testa di milioni di addicted to glamour che oramai non vogliono più scendere a patti: o un accessorio/abito/gadget è retrò, oppure niente.

E se non per la testa di milioni di vintage-victim, almeno per quella dei 30000 visitatori che nel 2011 hanno varcato l’ingresso dei padiglioni espositivi del Vintage Festival padovano.

Dopo l’enorme successo delle due passate edizioni, torna l’attesissimo appuntamento che da mesi è segnato in grassetto sulle agende dei più radical-chic.
Dal 14 al 16 settembre, infatti, Padova ospiterà per la terza volta presso il Palazzo S. Gaetano la rassegna che riunisce tutto il meglio in materia di vintage: moda, design, musica, spettacolo e chi più ne ha più ne metta, l’importante è che il fil rouge sia quel genere tanto amato da chi ha il pallino per il passatismo targato Anni Trenta, Quaranta, Cinquanta e giù di lì.

Dal vate Elio Fiorucci a Saturnino passando per Alessio Bertallot, Carlo Pastore, Pif, Andrea Pezzi e Diego Dalla Palma, l’intero Olimpo dei media sembra essere stato scomodato per dar voce alle varie sfumature (molte più delle cinquanta tanto in voga) del vintage.

Più che di voce, qui si parla di polifonia, vista la quantità e varietà di testimoni che diranno la propria sul tema.
Dagli incontri per “drogati” di Lomography alle esibizioni live di band dal retrogusto retrò come le The Sister, il 14, 15 e 16 settembre tenetevi liberi.

Dopodiché preparatevi a iscrivervi ai Vintagisti Anonimi.
“Ciao, mi chiamo X ed è da 48 ore che non compro una borsa vintage di Emilio Pucci”.