di Camilla Sernagiotto

C’è chi si è chiesto dove finiscono le anatre del laghetto di Central Park e chi ha voluto come protagonista e titolo stesso del suo film Manhattan.
C’è chi ha scelto come copertina del proprio disco il palazzo ai numeri 96-98 di St. Mark's Street nell’East Village e chi ha prediletto Coney Island come set in cui far giocare alla guerra i propri Guerrieri.

Che tu sia Salinger (buon’anima), Woody Allen, i Led Zeppelin o Walter Hill non importa.
L’importante è che continui ad amare New York.
E alla lista di spasimanti che hanno nel cuore proprio questa città così grande, complessa, caotica e affascinante si aggiunge anche il nome di Brandon Stanton, fotografo il cui obiettivo (in tutti i sensi) è immortalare più newyorkesi possibili.

Dai bambini che salgono sul celeberrimo School Bus giallo agli uomini d’affari che alzano la mano per fermare uno Yellow Cab in mezzo alla strada, tutto ciò che è sinonimo di Grande Mela è stato ritratto dalla macchina fotografica attenta e sensibilissima di Stanton.

Ma non solo i tipici soggetti da cartolina sono i protagonisti del mondo nato dall’occhio del fotografo: dalle Drag Queens ai “brutti ceffi” tutti tatuati, dai breakdancer che si esibiscono in metropolitana agli ammaestratori di serpenti, ogni tipologia di gente che vive all’ombra dell’Empire State Building ha trovato un posticino nel cuore di Stanton.

Un cuore che palpita talmente forte al solo pensiero della sua amata NY da aver dato i natali a un blog fotografico ad essa dedicato.
Si chiama Humans of New York ed è appunto il frutto di anni e anni di ricerca e scatti di Brandon, che a furia di girare per Avenue, isolati, parchi e sobborghi ha catalogato centinaia di newyorchesi sia tipici sia atipici e originalissimi.

Un vero e proprio censimento fatto di immagini meravigliose e altamente poetiche che danno la giusta importanza a uno dei monumenti più belli della Big Apple: la sua gente.

Abbiamo incontrato Brandon Stanton per chiedergli come è nata questa idea che sta alla base del sito Web Humans of New York ed ecco cosa ci ha raccontato.

Com’è nato il tuo progetto?
Lo incominciai nel novembre del 2010. Avevo appena perso il mio lavoro come operatore di borsa e facevo fotografie soltanto per hobby. Mi interessavano soprattutto i ritratti dei passanti, di gente incrociata in strada. Quando arrivai ad averne quasi un centinaio, pensai a come utilizzarle. Ed ecco l’idea del blog dedicato non a New York, ma alla sua popolazione.

Qual è stata la prima fotografia del progetto “Humans of New York”?
È difficile dirlo. Ne ho scattate e caricate così tante… Non mi ricordo proprio.

Qual è il tuo soggetto preferito? Giovani, anziani, bambini?
In realtà adoro fotografare qualsiasi tipologia di persona, ma effettivamente quelle che preferisco sono le più giovani o le più vecchie: i bambini e gli anziani mi fanno più sorridere ed emozionare rispetto agli altri.

Qual è la tua foto preferita di “Humans of New York”?
Solitamente mi piacciono le fotografie in cui riesco a immortalare il soggetto perfetto nel luogo ideale mentre accade qualcosa di totalmente inaspettato. Una volta trovai dei ballerini che provavano i propri passi in mezzo alla strada, proprio di fianco a un tombino da cui usciva un’enorme nuvola di vapore. Sono riuscito a fotografarli mentre erano avvolti da questa nube immensa: ero parecchio soddisfatto del risultato!

Sei solito fotografare soltanto gente per strada o a volte i protagonisti delle tue foto sono modelli, amici o conoscenti?
Quasi tutti i ritratti sono di passanti che ho fermato per strada.

Fai firmare una liberatoria alle persone che fotografi?
No, in America non vige nessuna legge che lo richieda. I diritti di una foto appartengono solo ed esclusivamente a chi la scatta, soprattutto se la foto viene fatta in un luogo pubblico. Ovviamente chiedo alla gente se posso fotografarla, per essere cortese.

Progetti per il futuro?
Per ora il mio unico progetto è quello di continuare ad aggiornare “Humans of New York”.