di Fabrizio Basso

Andrea Mirò è entusiasta. La Corte di Cassazione ha stabilito che quello che lei ha scelto con coraggio come nome d’arte ora è ufficialmente un nome da donna.
Quale è il suo vero nome?
Roberta Mogliotti. Un cognome non da artista, avrebbe stonato sulla cover di un disco.
Però ha cambiato entrambi.
Prima il cognome e a quel punto è stato normale cambiare tutto.
Ma proprio Andrea…
Da noi è, anzi era anomalo ma in tutti gli altri paesi è naturale: esistono Andrea per le donne e Andreas per gli uomini.
Quando ha fatto la modifica artistica?
A fine anni 80. All'epoca funzionavano i nomi d’arte,
Certo: ma Carla Bissi ha scelto Alice.
Io sono sempre stata un bastian contrario. Mica è reato restare affascinati da un qualcosa di insolito.
C'era un obiettivo nascosto in questa eresia nominale?
Far storcere il naso.
Provocatrice nell'anima.
Mi diverte provocare.
Cosa la diverte?
Seminare schegge di ambiguità e far sparlare la gente.
L’ambiguità è per lei una compagna di vita.
E' evidente anche nel mio ultimo disco Elettra e Calliope. Fosse stato per me avrei messo anche qualche altro nome. Comunque quel titolo richiama il doppio.
Chiamerebbe sua figlia Andrea?
Certo. Il mio portinaio ha una figlia che si chiama Andrea, ha 17 anni. Magari qualche imbarazzo lo ha causato. Ma è comunque meglio di tanti altri nomi.
Tipo?
Con tutto il rispetto Chanel. Oppure Michael.
Il nome è una questione delicata.
Ci identifica e appartiene.
Cosa cambia la sentenza?
E’ un segnale importante ma...
Ma?
...Quella che cambia più spesso è la realtà ed è lei che dobbiamo seguire.