di Camilla Sernagiotto

Immaginate un mondo in cui le Top Model non sono scheletriche, perennemente imbronciate, tristi e traballanti mentre sfilano su passerelle a cui si devono tanti dei disturbi alimentari delle teenager.

Un mondo in cui anche una modella si gode i piaceri della tavola, segue una dieta mediterranea e ama la propria forma femminile a cui innumerevoli pittori rinascimentali hanno abituato il nostro occhio.

Ecco, questo è il mondo che si augura Elisa D’Ospina, una delle indossatrici plus size più celebri d’Italia che da anni è in prima linea nella battaglia contro anoressia e bulimia.
A lei si deve l’importazione del termine “curvy”, ossia formoso, esattamente come quell’universo a cui appartiene, popolato di modelle che come lei hanno attaccato al chiodo le taglie 38 per avere un nuovo chiodo fisso: una bellezza normale.
O meglio: normopeso.

E finalmente la sua lotta contro l’immagine pelle e ossa a cui le riviste di moda ci hanno (ahinoi) abituato sta passando dal piano personale a quello nazionale, reclutando sempre più donne e uomini che la pensano come lei.

Abbiamo incontrato Elisa per chiederle com’è nata la sua sfida alle convenzioni fashion.

Com'è incominciata la tua esperienza da modella?
È iniziata per caso. Lavoravo in fiera come hostess e sono stata notata da una talent scout la quale mi si è avvicinata e mi ha chiesto se volessi fare la modella per taglie forti. Ricordo con il sorriso che le risposi molto male. Credevo fosse una presa in giro. Poi mi ricordavo che mia mamma, leggendo un giornale, aveva visto che cercavano delle modelle con taglie diverse da quelle che siamo abituate a vedere nella moda. Ho provato ad affidarmi a questa agenzia milanese, ed è andata bene.

Cosa ne pensi del legame tra moda e disturbi alimentari?
Io sono molto attiva in tal senso. Dal 2007 è partita una mia campagna personale di sensibilizzazione che porto nelle scuole, nei congressi, sul mio blog etc. Come dico spesso i disturbi alimentari sono dei disturbi dell'anima, è un mal d'amore. Anche nella moda ci sono molte mie colleghe che ne soffrono. Ma non si può affermare che la moda induca all'anoressia. Casomai la moda supporta un'idea di donna sbagliata, troppo magra, lontana dalla realtà.

Parlaci del mondo (e della filosofia) Curvy di cui fai parte.
È un termine che ho usato quasi per prima qui in Italia. Mi ricordo che in molte trasmissioni mi chiedevano: "Cosa? Curvy?" È un modo aggraziato per dire "formosa". In Italia per anni si è parlato di taglie forti, un termine che non mi piace, negativo. In realtà se pensiamo che per la moda la prima taglia forte è la 44... In realtà dovremmo chiamarle "taglie regolari”. Curvy quindi racchiude un mondo di donne normali, anche con qualche chilo in più, ma cerco di dar a questo termine anche un'accezione salutare: mi dà fastidio quando con questo aggettivo si fa dell'ironia su chi soffre di obesità. Purtroppo dobbiamo ricordarci che così come anoressia, bulimia anche l'obesità fa parte dei disturbi alimentari.

Qual è stato l'ostacolo più grande che hai dovuto superare per entrare a far parte del mondo fashion?
Beh, per fare un esempio, inizialmente ero un alieno atterrato sul pianeta terra. È stato (e lo è tuttora) difficile lottare con gli stereotipi precedenti: è la battaglia di tutti i giorni. Anche nel mio settore negli anni le taglie sono state ridotte. Se prima sfilavano fino a 7-8 anni fa delle modelle taglia 48, ora nelle passerelle curvy troviamo 44/46. Ricordiamo sempre che l'altezza di una modella non è mai inferiore a 175 cm, quindi parliamo di ragazze in normopeso. Moda e donne sono due mondi che si amano e si "odiano".

Cosa ne pensi del dilagare della filosofia Curvy anche nel mondo della musica (Adele, Beth Ditto etc.)?
Penso che alle volte l'immagine venga presa di mira, tralasciando la vera arte che persone del calibro di Adele possono avere. Ancora ricordo Lagerfeld che la accusò di essere "troppo grassa".... Mi sembra che nonostante la sua fisicità sia un fenomeno mondiale della musica. Bisognerebbe andare oltre.

La cosa che hai fatto durante la tua carriera di cui vai maggiormente fiera.
Avere rotto una continuità che nei media veniva esaltata anche inconsapevolmente che sosteneva che magrezza è sinonimo di bellezza. Ho infranto dei tabù anche nella moda, anche con confronti duri nei talk show dando la possibilità di dare voce a tutta una fetta della popolazione femminile che spesso entrando nei negozi si è sentita dire:" La nostra collezione non arriva alla sua taglia signora" o ancora "Non abbiamo niente per lei!"

Gonna o pantaloni?
Dipende dall'occasione. Anche se tra i due preferisco la comodità dei pantaloni

La diva più stylish, secondo te?
Monica Bellucci. Sempre sobria, mai eccessiva.

Se non fossi una modella, cosa saresti?
In realtà da oltre dieci anni mi occupo di comunicazione. Con mio marito ho un'agenzia che si occupa di web 2.0, guerriglia marketing e marketing emozionale. Quindi penso che proseguirò con il percorso iniziato prima di fare la modella.

Progetti futuri?
Scrivo per diverse testate come Vogue.it, Leonardo.it e Melarossa.it in cui mi occupo di moda ma anche di attualità, soprattutto di ciò che riguarda le donne. Vorrei continuare a dare voce a chi, spesso, non ne ha la possibilità.