di Camilla Sernagiotto

Prendete uno chef DOC (l’origine controllata è quella campana), posizionatelo al centro di una pirofila su cui avrete prima adagiato una decina di ristoranti in crisi, infilate in forno e lasciate cuocere a duecento gradi finché non sentirete un profumino delizioso.
A quel punto sfornate: quello che uscirà sarà una prelibatezza tra le più succulente, cucinata seguendo una nuova ricetta che va sotto il nome di Cucine da incubo.

Nato dalla costola di Kitchen Nightmares, lo show televisivo reso celeberrimo dal cuoco Gordon Ramsay, arriva finalmente la versione made in Italy, ricchissima di novità da acquolina in bocca.
Il testimone è passato da Ramsey ad Antonino Cannavacciuolo, uno degli chef nostrani più quotati e stellati che non solo porta in dote la sua abilità culinaria unita alle sue virtù manageriali, ma apporta al programma una dose massiccia di simpatia e di genuinità.

Classe 1975 e targato Napoli, Cannavacciuolo ha l’espressività di un mattatore e l’umorismo di un comico alle quali si aggiunge anche una spietatezza da cattivo dei B-Movies.
Anzi: degli Spaghetti Western, restando in tema culinario…
Una miscellanea di ingredienti semplici, naturali, genuini e squisitamente italiani che rendono Cucine da incubo lo show più atteso della Primavera 2013.

Dal 15 maggio andrà in onda ogni mercoledì sera su FoxLife (Sky, canale 114) e terrà incollati allo schermo non soltanto i cooking addict, ma chiunque riesca ad apprezzare una trasmissione in cui si fondono come besciamella e panna elementi quali riso, pianto, umanità, ilarità, divertimento e passione, il tutto con contorno di freschi sogni nel cassetto.
Sì, perché saranno pure cucine da incubo, ma dietro a ciascuna delle loro porte si celano sogni nel cassetto quasi infranti, quelli di ristoratori che per colpa della crisi e della loro disorganizzazione si trovano a dover fronteggiare il peggior periodo della loro carriera e, non da meno, della loro vita.





Ma se state pensando che Cannavacciuolo sia il deus ex machina, lo chef che come una Mary Poppins dei ristoranti scende dal cielo e aiuta i malcapitati a riorganizzarsi, vi sbagliate di grosso: il protagonista di Cucine da incubo ci tiene a precisare che sotto il suo cappello da chef non c’è nessuna bacchetta magica che possa rimettere in piedi un esercizio complesso come quello di un ristorante in una sola settimana.
Eppure grazie ai suoi consigli, alle sue strapazzate e all’aiuto materiale che offrirà tra i fornelli di dieci trattorie, osterie e ristoranti sparsi per l’Italia, riuscirà ogni volta a riportare il sorriso sulle bocche dei clienti e dei ristoratori.

A differenza del format originale in cui Ramsay si ritrovava alle prese con pentole incrostate, posate arrugginite, budini con la muffa e carne avariata, Cucine da incubo si sofferma maggiormente su problemi gestionali, imprenditoriali e logistici (anche perché, diciamocelo: l’Italia è il Paese in cui si mangia meglio, almeno per quanto concerne le materie prime e i controlli igienici che ne garantiscono la qualità).

Il valore aggiunto dell’adattamento italiano è quello umano: in ogni puntata non si rassettano solamente cucine né ci si limita a creare nuove ricette, ma si raccontano anche storie vere e toccanti, quelle di uomini, donne e famiglie intere che da decenni portano avanti un sogno, quel sogno che prima è stato di bisnonni, nonni e genitori e che ora è il loro, purtroppo, incubo.

Grazie a Cannavacciuolo potranno tuttavia tornare a godersi tutto quell’orgoglio e quella soddisfazione che da sempre rendono la loro professione tra le più appaganti.

Abbiamo incontrato lo chef Antonino Cannavacciuolo per chiedergli com’è stata questa sua esperienza televisiva.
Ecco cosa ci ha raccontato.


Qual è stata la cosa più difficile del suo ruolo nel programma Cucine da incubo?
Sicuramente quella di dover entrare in ristoranti che non se la passano bene e alzare la voce, strapazzare la gente e dover fare strigliate. Non è mai bello essere in una posizione del genere, ma riesci a calarti in quel ruolo sapendo che è per il bene di chi stai cercando di aiutare.

Qual è stata la cosa più divertente durante le riprese?
Mentre rimbiancavamo le sale interne di un ristorante, abbiamo riso come matti perché i proprietari si facevano scherzi a vicenda, imbrattandosi l’un l’altro di vernice alle spalle. Ma nessuno dei due sapeva di essere vittima dell’altro! Ci siamo davvero divertiti durante quelle riprese.

Come si è sentito di fronte alle telecamere?
All’inizio è una sensazione strana se non sei abituato a muoverti e a parlare davanti a un obiettivo, ma pian piano diventa normale e, anzi, ad un certo punto le telecamere spariscono, non le vedi nemmeno più. Ad ogni ripresa diventavamo tutti più naturali perché quasi non ci si accorgeva di essere filmati.

Secondo lei, qual è il punto di forza maggiore del programma?
Modestamente, io. Sono soddisfatto della naturalezza e della spontaneità con cui ho lavorato, inoltre ritengo che per un ristoratore come quelli con cui abbiamo collaborato sia stato davvero d’aiuto potersi confrontare con uno chef stellato che ha alle spalle parecchi anni d'esperienza.

Cosa le è piaciuto maggiormente di questa avventura?
Il fatto di dover tornare a cucinare piatti semplici della tradizione italiana, quelli che da almeno vent’anni non facevo più. Era da tanto che non mi capitava di spadellare tra i fornelli quei piatti con cui ho cominciato la mia gavetta.

Prima di sapere che sarebbe diventato il Gordon Ramsey italiano, ha seguito il format originale di Cucine da incubo?
Con il lavoro che faccio, mi capita raramente di guardare la televisione. Magari l’accendo una volta tornato a casa dal mio ristorante (l’hotel-ristorante a due stelle Michelin Villa Crespi, sul lago d’Orta, n.d.r.), ma mi addormento quasi subito. Ovviamente ho guardato tutto Kitchen Nightmares per farmi un’idea del format dopo essere stato scelto per questo programma.

Ma anche qualcun altro è stato interpellato per sapere qualcosa di più di Cannavacciuolo e del suo Cucine da incubo. Ecco cosa ha detto di lui il suo predecessore:

“Ciao, sono Gordon Ramsey. Pensate che io sia cattivo? Dovreste vedere il mio amico Antonino Cannavacciouolo!”