di Camilla Sernagiotto

Nella prossima puntata di Bobo & Marco – i Re del ballo, Vieri e Delvecchio ci accompagneranno in una delle città più belle del mondo: Vienna. Che, non a caso, è stata non solo patria di artisti, ma pure soggetto preferito degli stessi.

Dal suo grembo sono nati tantissimi pittori che hanno cambiato la storia della tela e tra le sue braccia hanno deciso di abbandonarsi all’aldilà innumerevoli scultori, architetti e designer, che proprio qui sono andati a spirare.

Una cosa è dunque certa: l’ascendente che Vienna esercita su chiunque sia dotato di estro artistico è davvero incommensurabile.
Tutt’oggi migliaia di artistoidi e aspiranti tali si trasferiscono sul suo suolo magico, nella speranza che l’atmosfera e l’aria viennesi possano ispirarli per creare grande arte.

E dietro a questa migrazione di massa si celano nomi celeberrimi che campeggiano su qualsiasi libro di storia dell’arte, nomi di Big della pittura cui guardano generazioni intere di diplomati all’Accademia di Brera.
Tra i più celebri dei nativi viennesi c’è niente po’ po’ di meno che Gustav Klimt, il padre, tra gli altri, del mitico Il Bacio.
Nasce nel 1862 nel quartiere di Baumgarten e 14 anni dopo frequenta la Kunstgewerbeschule, la scuola d’arte di Vienna.
La sua gavetta artistica lo porta a decorare dapprima palazzi e cortili della Vienna bene (lavora pure al Palazzo Sturany e dipinge di sua mano buona parte del Burgtheater, dando alla luce la serie di pannelli raffiguranti teatri sia antichi sia contemporanei) per poi farlo diventare colui che i posteri studiano a scuola: il grande maestro Klimt.

Nel 2006 il regista cileno Raúl Ruiz ha omaggiato il suo pittore prediletto dedicandogli una pellicola biografica. Ecco un eccezionale John Malkovich che veste la famosa tunica (e i panni in generale) dell’autore di capolavori come Le tre età della donna (1905, olio su tela):



Grazie a Klimt, un altro grande pittore legato a Vienna è diventato tra i più celebri dell’arte europea.
Il suo nome è Egon Schiele e, divenuto pupillo del grande maestro, è riuscito a farsi strada tra la concorrenza agguerrita e a strappar loro lo scettro di maggior esponente dell’arte figurativa del primo Novecento (nonché di esponente di spicco dell’espressionismo viennese della prima ora).
Anche lui è stato a sua volta “dipinto” su una tela particolare: quella di cellulosa, ossia la pellicola.
Il ritrattista si chiama Herbert Vesely, regista tedesco che con una tavolozza di colori di tutto rispetto (attori come Mathieu Carrière e Jane Birkin presero parte al progetto) immortalò la movimentata e breve esistenza di Schiele nel film Inferno e passione:



Un collega di Schiele anch’egli legato a Vienna è Oskar Kokoschka.
Con “collega” non s’intende soltanto “pittore”, bensì esponente di un certo filone pittorico che va sotto l’etichetta di Espressionismo Viennese, di cui Kokoschka e Schiele furono i maggiori esponenti.
I suoi Natura morta con agnello morto (1909), Ritratto di Adolf Loos (1909) e La sposa del vento (1914) sono pietre miliari dell’arte del Novecento alle quali Kokoschka affiancò una ricchissima produzione teatrale.

Da ricordare, poi, c’è pure Koloman Moser, pittore e designer nato a Vienna nel 1868 il cui nome s’inserisce tra i fondatori della secessione viennese.

Ma oltre alla pittura, non può certo essere tralasciata la grande tradizione architettonica della capitale austriaca: da Otto Wagner ad Adolf Loos, da Joseph Olbrich a Josef Hoffmann fino ad arrivare al grande Walter Gropius, tanta dell’architettura più famosa dell’Ottocento e del Novecento risiede proprio qui, sulle rive del Danubio.